DIRITTI UMANI NELLE SCUOLE: INTEGRAZIONE E INTERCULTURA

GENESI E FORMAZIONE DELLA “CULTURA DEL GENOCIDIO”, RACCONTARE IL RWANDA DEL ‘94.

Progetto di consulenza scolastica a cura di Bene Rwanda Onlus

Introduzione

Conoscere ed educare ai diritti umani è sempre più un’esigenza sentita non solo a livello istituzionale internazionale ma anche e soprattutto all’interno della società civile. Numerosi programmi scolastici sono stati messi in atto, negli ultimi anni, per venire incontro ad esigenze specifiche della società contemporanea, che richiede una conoscenza sempre maggiore di fronte ai drammi del passato al fine di dotare i giovani degli strumenti necessari per distinguere, analizzare e valutare le tragedie del presente e prevenire quelle del futuro.

Educare ai diritti umani significa infatti anche educare alla legalità, alla cittadinanza attiva, alla democrazia, alla non-violenza, all’accettazione delle diversità culturali, alla pace e allo sviluppo sostenibile e rispettoso delle esigenze delle minoranze e dell’ambiente in cui esse vivono. Il dibattito sui diritti umani è dunque di fondamentale importanza e capace di aprire una serie di orizzonti di discussione in grado di investire diversi campi dello scibile. Esercizio di conoscenza e di partecipazione democratica al vivere moderno, il dibattito sui diritti umani deve avvalersi dei giusti strumenti teorici e dei corretti riferimenti storici.

Bene-Rwanda Onlus, associazione impegnata nella difesa dei diritti umani e nella conservazione della memoria delle tragedie umanitarie, in particolare quelle concernenti le popolazioni africane,  intende proporre una pluralità di progetti educativi sulla “cultura dei diritti umani”, una lente d’ingrandimento su quello che troppo spesso, per interessi economici e politici, viene omesso o addirittura nascosto.  Il caso specifico del genocidio del Rwanda, avvenuto nella primavera del 1994, sarà portato alla conoscenza degli studenti attraverso analisi storiche, giornalistiche e soprattutto attraverso la testimonianza diretta dei profughi. I consulenti della Onlus svilupperanno il dibattito fino ad arrivare all’attualità, ovvero fino ai processi tuttora in corso ai danni dei criminali, alle pratiche di estradizione, alla recente abolizione della pena di morte da parte del presidente rwandese Paul Kagame, premiato a Roma dall’Associazione “Nessuno Tocchi Caino”. I consulenti della Onlus si avvarranno inoltre di materiali audiovisivi concernenti in particolare il genocidio del Rwanda con proiezioni di film, documentari, reportage giornalistici ed esibizioni fotografiche.

Destinatari e finalità

I principali destinatari del progetto sono tutti gli studenti delle scuole primarie e secondarie, con corsi specifici e appropriati in rapporto all’età degli alunni e al programma didattico.

In particolare, per gli studenti delle scuole superiori, il progetto intende fornire strumenti generali di analisi sui principali concetti dei diritti umani per poter poi focalizzare l’attenzione sul genocidio che avvenne in Rwanda nel 1994. In questo modo si intende sviluppare negli alunni, attraverso lo studio di un caso specifico, la capacità di sapersi rapportare al dibattito generale dei diritti umani e della loro violazione nel mondo contemporaneo.

Metodologia

Le lezioni si baseranno sul coinvolgimento degli studenti che saranno portati a sentirsi protagonisti di una storia in divenire, quella appunto dei diritti umani. Agli studenti saranno offerti strumenti critici da esperti del settore, insegnanti e giornalisti; visioneranno inoltre filmati e fotografie mentre l’incontro con i sopravvissuti rwandesi rappresenterà il momento della scoperta e del contatto diretto con una realtà tragica e recente.

Strumenti

Materiale didattico e informativo messo a disposizione dalla Onlus Bene Rwanda

Materiale audiovisivo messo a disposizione dalla Onlus Bene Rwanda

Documentari e reportage giornalistici

Materiale fotografico della giornalista Veronica Spedicato

Docenti e consulenti

Francoise Kankindi, presidente Onlus Bene Rwanda

Stanley Safari, coordinatore Onlus Bene Rwanda

Veronica Spedicato, giornalista e docente

Yolande Mukagasana, Scrittrice sopravvissuta al genocidio dei Tutsi in Rwanda

I corsi

Tutti i corsi proposti dalla Onlus sono strutturati in moduli per permettere la definizione di percorsi didattici personalizzati che potranno essere concordati dai docenti con la consulenza dei nostri esperti. I corsi base proposti dalla Onlus potranno dunque essere arricchiti e modificati a seconda delle esigenze delle singole scuole. Nello specifico, è possibile strutturare il percorso didattico con l’aggiunta di uno o più moduli che prevedono la visione guidata di film e/o documentari col fine di ampliare  le conoscenze in materia da parte degli alunni e prepararli a una più matura comprensione della tavola rotonda.

Progetti Bene Rwanda Onlus Scuole a.s.2016-2017

Add comment febbraio 1st, 2017

DALLA MEMORIA DELLA SHOAH AI GIUSTI DEL NOSTRO TEMPO

Una legge per ricordare il bene

Camera dei Deputati

Palazzo Montecitorio – Sala del Mappamondo

26 gennaio 2017 ore 14.30

Saluti

Marina Sereni – Vice Presidente della Camera dei Deputati

Noemi Di Segni – Presidente UCEI – Unione Comunità Ebraiche Italiane

Victoria Bagdassarian – Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia

Emanuele Fiano – Deputato, Capogruppo PD Commissione Affari

Costituzionali

Gabriele Nissim – Presidente Gariwo, la foresta dei Giusti

Introduce

Milena Santerini - Deputata Democrazia solidale – CD, Presidente Alleanza

Parlamentare contro l’intolleranza e il razzismo del Consiglio d’Europa

Modera

Antonio Ferrari – Editorialista Corriere della Sera

Interventi

Emilio Barbarani - Ambasciatore

Stefano Levi Della Torre - Saggista

Giorgio Mortara - Vice Presidente UCEI

Françoise Kankindi – Presidente Bene Rwanda

Dalla Memoria della shoah ai Giusti del nostro tempo: Intervento di Françoise Kankindi

Video dell’intero Convegno

Add comment gennaio 27th, 2017

RWANDA 22 Anni:Intervento di Francoise Kankindi

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Yolande Mukagasana

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni :Interventi di Fillea Cgil Roma e Lazio, Cgil e SPI Roma e Lazio

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Moni Ovadia

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Enrico Calamai

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Francesco Alicicco

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA 22 anni:DOMANDE

Add comment aprile 14th, 2016

RWANDA, AL VIA LE CELEBRAZIONI PER IL XXII ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEI TUTSI

(OMNIROMA) Roma, 07 APR – “Tra il 6 aprile e il 4 luglio 1994 si è consumato in Rwanda uno dei più terribili crimini della storia dell’umanità: il genocidio dei Tutsi da parte degli estremisti dell’Hutu Power. Nell’arco di cento giorni furono massacrate almeno un milione di persone con modalità atroci. Per tenere viva la memoria di quei tragici fatti partiranno oggi per concludersi con il Liberation day le celebrazioni a livello mondiale del XXII° anniversario del genocidio”. Così, in una nota, Françoise Kankindi, presidente della Onlus Bene Rwanda. “Riconoscere e valorizzare la memoria di quegli eventi – precisa – significa anche educare le nuove generazioni a una cultura di pace, di speranza, al rispetto reciproco e al confronto democratico. Ed è proprio nell’ambito delle celebrazioni per il XXII° anniversario che abbiamo concepito, di concerto con la Cgil di Roma e del Lazio, la Fillea e lo Spi Cgil di Roma e del Lazio, una giornata di condivisione per la memoria delle vittime, la solidarietà ai sopravvissuti, la giustizia e la costruzione di un mondo libero dalle discriminazioni. L’appuntamento è per giovedi 14 aprile, alle ore 9, presso il Centro Congressi Frentani (via dei Frentani 4)”.

Evento Memoria Condivisa

Programma Evento

Foto Memoria Condivisa 22

Foto Memoria condivisa 22

Link alle altre Foto

EDITORIALI DI GARIWO:  RICORDARE COMBATTENDO L’IDEOLOGIA GENOCIDA

Di Françoise Kankindi

La 22° Giornata della Memoria del Genocidio dei Tutsi, Kwibuka 22, ha come tema la lotta contro l’ideologia genocida che ha permeato profondamente la società ruandese sin dal 1959 per arrivare al suo culmine nel ’94 con la “soluzione finale” di un milione di morti in soltanto 100 giorni.

A molti oppositori, che hanno formato partiti politici su base etnica, non dispiacerebbe tornare all’ancien régime, al Rwanda di prima del 1994. Non nascondiamoci dietro un dito: basta vedere i tanti siti internet o sentire la propaganda che fanno durante le conferenze organizzate ovunque in occidente. Questa gente vive l’unità come un sopruso. Semplicemente, non la capisce. Non riesce a concepire un Rwanda dove ci sono soltanto ruandesi, dove sulla carta d’identità non c’è menzione dell’etnia. Considera l’uguaglianza come un’ingiustizia. Per loro il Rwanda è composto da tre etnie, gli Hutu, i Tutsi e i Twa, e deve comandare la più numerosa, vale a dire quella degli Hutu. La loro idea di “comandare” l’abbiamo vista durante i 33 anni della loro dittatura. Discriminazione, umiliazione, odio, un massacro dopo l’altro, fino al genocidio.

Con queste premesse, in quale futuro democratico il nostro paese può sperare? E’ ora che apriamo una vera discussione su questo tema fino ad arrivare al cuore del problema. Da una parte, una maggioranza è convinta di avere tutti i diritti di comandare sulla minoranza senza dover garantirle nessun diritto, a partire da quelli inalienabili come la cittadinanza, la vita, il lavoro e lo studio. Tutto ciò è la prova che l’idea della democrazia è stata completamente travisata per tanto tempo dalle nostre parti.

In Rwanda il primo presidente Grégoire Kayibanda aveva organizzato sistematicamente i massacri della minoranza Tutsi senza alcuna remora di incorrere in qualsivoglia guaio giudiziario. Qualsiasi tentativo di denunciarlo è caduto nel vuoto. Il suo successore, Juvenal Habyarimana, che l’ha destituito tramite un golpe di stato, non è stato da meno. Sotto la dittatura di quest’ultimo, oltre a insistere sulle carte d’identità etniche (eredità della colonizzazione belga) per negare il lavoro e diritto ai tutsi, ha introdotto un ulteriore elemento di discriminazione con il regionalismo. Quelli che provenivano dal nord, la sua regione di origine, avevano la precedenza per accedere ai migliori posti di lavoro.

Oggi, finalmente, il Rwanda si è buttato alle spalle la logica genocida grazie all’attuale presidente Paul Kagame, il quale non solo ha bandito le etnie, ma ha capito che il “mai più” passa necessariamente non solo dallo sviluppo ma soprattutto dalla promozione di una società libera dalle identità etniche omicide. Ha intuito che la vigilanza non potrebbe essere sinonimo di vendetta, ma non può fare a meno della lotta e dello sradicamento di quell’ideologia genocida che portò al tragico eccidio dei Tutsi. L’impunità di fronte ai crimini contro l’umanità è stata sconfessata dalla creazione dei tribunali Gacaca, unica esperienza al mondo salutata all’unanimità come giustizia partecipativa che ha permesso di giudicare con equità più di un milione di fascicoli di presunti colpevoli di genocidio.

Non bisogna però abbassare la guardia, come dice lo scrittore senegalese Boubacar Boris Diop , “la memoria di un genocidio è una memoria paradossale: più il tempo passa e meno lo si dimentica”. Per fortuna la maggioranza dei giovani ruandesi sono nati dopo il genocidio; a loro non possono essere imputate le colpe dei padri, ma devono sapere ciò che è successo, in modo che si possano sviluppare gli anticorpi contro qualsiasi ideologia genocida.


Add comment aprile 7th, 2016

Verso la fondazione del Giardino dei Giusti in Rwanda

L’evento Memoria del Bene, oltre ad aver ricevuto una bella partecipazione di un pubblico attento ed interessato al tema della memoria e dei giusti, è stato il preludio all’annuncio della nascita di due giardini dei giusti importanti: quello romano a villa Pamphili a cura della ADEIWIZO Associazione Donne Ebree d’Italia e quello del Rwanda a cura di Yolande Mukagasana in collaborazione con Gariwo, la Foresta dei Giusti.

Le foto della Giornata dei Giusti a Roma

Memoria del Bene 6 marzo 2016

Memoria del Bene 6 marzo 2016

Memoria del Bene

Memoria del Bene

Add comment marzo 8th, 2016

LA MEMORIA DEL BENE:I GIUSTI DALLA SHOAH AL GENOCIDIO DEI TUTSI IN RWANDA

Domenica 6 marzo 2016, Sala Convegno Città dell’Altra Economia, Roma

In occasione della giornata europea dei giusti, l’associazione Bene Rwanda Onlus e Gariwo la Foresta dei Giusti, organizzano un dibattito per ricordare gli uomini che si sono opposto al male nei momenti più bui dell’umanità illuminando chiunque di noi di aver il coraggio di scegliere il bene salvando vite umani a rischio della propria .

Flamme Memoriale Gisozi

Flame Memoriale Gisozi Kigali

Programma

ore 17.00              Introduzione, i Giusti e giusti della Shoah: Anna Foa, Prof.ssa di Storia Moderna Università Sapienza di Roma

ore 17.30             I giusti nel genocidio dei Tutsi del Rwanda: Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio, scrittrice, attivista per l’assistenza ai sopravvissuti

ore 18.00              Promuovere una legge per i Giusti: Milena Santerini , docente Università Cattolica di Milano, Deputata.

ore 18.30              Dai desaparecidos in argentina ai desaparecidos di oggi nel mediterraneo: Enrico Calamai

ore 19.00              Il Giardino dei Giusti a Roma: dott.ssa Cristina Maltese, Presidente del XII Municipio e Ziva Fischer Modiano Rappresentante dell’ADEIWIZO Associazione Donne Ebree d’Italia

Modera Françoise Kankindi, Presidente Bene Rwanda onlus

Invito all’evento: Memoria del bene

Add comment febbraio 12th, 2016

GIORNATA DELLA MEMORIA – IL LICEO MORGAGNI RICORDA ANCHE IL GENOCIDIO DEI TUTSI IN RWANDA

CLASSI SECONDE E TERZE

Prima ora: lezione regolare

Ore9.30–10.30 Visione dello specolo:Chiusa dentro nell’Aula magna dell’Astuto. Costo del biglietto:5 euro.

Ore 11.05- 13.15: Partecipazione degli alunni a seminari a classi aperte

PROGRAMMA DEI SEMINARI
1-  Prima di tuo italiani e poi ebrei. Lo sgomento degli ebrei italiani di fronte all’ansemismo fascista. ( a cura della prof.ssa Piersan)

2-  Le leggi razziali (a cura deI professori Ternullo,Catenacci, Tura)
3-  La figura del diverso nella leeratura (a cura delle prof.sse Caserio e Pierucci)
4-  “ Di cappelli a punta, nasi adunchi e segni disnvi. L’iconografia dell’ebreo nella storia dell’arte”.( a cura della prof.ssa Terribile)

5-  Il fumeo ed il pregiudizio razziale ( a cura del prof.Bonfante)
6-  Gli alunni del Morgagni raccontano il loro viaggio ad Auschiwitz
7-  Incontro con gli aori dello speacolo Chiusa dentro per parlare del Diario di Anna Frank
8-  Riflessioni in seguito all’incontro con Piero Terracina con la visione di alcune par dell’incontro. ( a cura della prof.ssa Perone)

9-  L’eccidio di Montesole e la resistenza pargiana: memorie per costruire l’oggi (a cura di Davide Lanzarini)

10- Altri stermini: il genocidio in Rwanda. (a cura del prof. Arte e Ospite Françoise Kankindi):

    • presentazione storica” della situazione in Rwanda nel 1994
    • visione del film Hotel Rwanda (i primi 70 minuti a mio parere sono i più significativi perché si capiscono le colpe del colonialismo, la divisione artificiosa nelle etnie Hutu e Tutsi, la mancanza di una volontà di intervento della comunità internazionale, ecc.)
    • commento delle scene più significative dal punto di vista storico-politico
    • dibattito su cause e motivazioni di questo ed altri genocidi

11- Glie brei e la Resistenza (a cura del prof.Zerbino)

12- Shiylock di Shakespeare e “The jew of Malta” di C. Marlowe (a cura della prof.ssa Cario)

CLASSI QUARTE E QUINTE

Prima ora: lezione regolare
Ore 9.30– 11.30 Partecipazione degli alunni a lezioni a classi aperte

Ore 12- 13.15: Visione dello speacolo: 13419 la necessità del ritorno nell’Aula magna dell’Istuto. Costo del biglieo: 5 euro.

PROGRAMMA DEI SEMINARI

1-  Prima di tuo italiani e poi ebrei. Lo sgomento degli ebrei italiani di fronte all’ansemismo fascista. (a cura della prof.ssa Piersan)
2-  Le leggi razziali (a cura dei professori Ternullo, Catenacci, Tura))
3-  La figura del diverso nella leeratura (a cura delle prof.sse Caserio e Petrucci)
4-  “ Di cappelli a punta, nasi adunchi e segni disnvi. L’iconografia dell’ebreo nella storia dell’arte”.( a cura della prof.ssa Terribile)

5-  Il fumeo ed il pregiudizio razziale ( a cura del prof.Bonfante)
6-  La banalità del male: riflessioni sul libro di Hannah Arendt (a cura del prof. Paris e di Margherita Pandolfi)

7- Visione dell’incontro con Piero Terracina
8- L’eccidio di Montesole e la resistenza pargiana: memorie per costruire l’oggi (a cura di Davide Lanzarini)

9- Altri stermini: il genocidio in Rwanda. (a cura del prof. Arte), Testimonianza di Françoise Kankindi, Presidente Bene Rwanda Onlus

10- Glie brei e laResistenza(acuradelprof.Zerbino)

11- La scienza oltre il pregiudizio: visione del documentario I ragazzi di via Giulia (a cura della prof.ssa Spagnuolo)

12- Shylock di Shakespeare e “The jew of Malta” di C. Marlowe (a cura della prof.ssa Cario)

Add comment gennaio 27th, 2016

Rwanda:Kagame e il terzo mandato, perché no? Intervista a Francoise Kankindi, Presidente dell’associazione Bene Rwanda

Kampala – Dal marzo 2015 in Rwanda si è innescato una originale procedura per assicurare al Presidente in carica, Paul Kagame, un terzo mandato. Una petizione popolare, forte di 3,6 milioni di firme, è stata avanzata dal partito al Governo, il Rwandan Patriotic Front, il 21 giugno 2015. La petizione chiedeva l’abrogazione dell’articolo 101 della Costituzione che limita la presidenza a due soli mandati.

Agli inizi di maggio il principale partito di opposizione, il Partito Verde Democratico del Rwanda (PVDR) sottopose alla Corte Suprema un ricorso affermando che l’articolo 193 della Costituzione non permette che il numero dei mandati presidenziali possano essere cambiati. In una intervista rilasciata a Ludovica Iaccino de ‘International Business Times‘ il 17 giugno 2015 Franck Habineza, fondatore e Presidente del Partito dei Verdi, dichiarò che alterare la Costituzione non solo rischiava di compromettere il processo democratico sorto dopo la liberazione del Paese nel 1994, ma anche il pacifico trasferimento di potere.

Il PVDR è stato fondato nel agosto 2009 ottenendo, un anno dopo, il suo riconoscimento politico. Un riconoscimento tardivo che impedì al partito e a Habineza di partecipare alle elezioni presidenziali del agosto 2010. Il partito è strettamente legato al rispetto democratico e non ha nulla a che vedere con l’opposizione armata portata avanti dal gruppo terroristico Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda, esecutore materiale del genocidio nel 1994. La Corte Suprema non ha ritenuto valido il ricorso e la petizione è stata accolta dal Parlamento lo scorso luglio. Ora sarà sottoposta a referendum popolare, nel corso del quale si chiederà ai cittadini se vogliono o meno abrogare l’articolo 101 della Costituzione.

Paul Kagame si è dichiarato estraneo alla petizione, come dichiarato nel corso di una intervista rilasciata al mensile ugandese ‘The Insider‘ il 2 aprile 2015.

Il referendum è fortemente contrastato dagli Stati Uniti, che lo scorso 5 settembre hanno avvertito il Presidente Kagame circa la possibilità che il terzo mandato determini instabilità nel Paese. Di parere contrario ex Primo Ministro inglese Tony Blair, che è uno dei consiglieri del Presidente ruandese. Alcuni detrattori hanno accusato Paul Kagame di essersi messo alla stregua dei dittatori africani che calpestano la democrazia e i loro popoli per sete di potere, tra i quali Joseph Kabila (Congo Kinshasa), Denis Nguesso (Congo-Brazzaville), Pierre Nkurunziza (Burundi). Il Governo di Kigali risponde che il processo di revisione costituzionale in atto è nel pieno rispetto delle regole democratiche e della volontà popolare, mentre Paul Kagame non si esprime se si candiderà alle elezioni del 2017 nel caso il fronte del ‘Si’ vincesse il referendum.

Abbiamo chiesto a Francoise Kankindi, Presidente della associazione Bene Rwanda, di spiegarci la situazione reale del suo Paese. Kakindi è figlia dei pogrom contro i tutsi del 1959.  Nata già profuga in Burundi, dove il padre si era rifugiato per scampare ai massacri, lì compie gli studi elementari e superiori. Come straniera non ha diritto di cittadinanza. Nel 1992 si trasferisce in Italia per iniziare l’università. Nel 1994 segue da Milano il genocidio, mentre la famiglia della madre e i fratelli del padre vengono tutti sterminati. Si laurea all’Università Cattolica di Milano in Economia e Commercio, lavora alla SAP Italia come consulente poi si trasferisce a Roma per lavorare come funzionario alle Poste Italiane. Si sposa e con i suoi amici ruandesi fonda l’associazione Bene Rwanda Onlus di cui presiede dal 2006.

Paul Kagame fino ad ora è stato considerato un outsider della politica africana. Un esempio da replicare di buon Governo dove il leader è ossessionato dal benessere della sua popolazione e non dal mantenere il potere a tutto i costi. Ora questa storia del terzo mandato… Si dice che è la volontà popolare espressa tramite una petizione che ha raccolto oltre tre milioni di firme. Ci può spiegare cosa è realmente successo?

Il Presidente Paul Kagame ha rotto gli schemi abituali dei presidenti africani che vede questi ultimi sottomessi agli ordini della Francia o di qualche altra potenza occidentale. Il modo in cui è arrivato al potere è emblematico. Ha vinto una guerra quasi impossibile scacciando dal Rwanda il regime genocidario di Juvenal Habyrimana e i loro alleati francesi. Ha dovuto ricostruire il paese dalle macerie del genocidio di un milione di tutsi e hutu moderati contando su se stesso e su una popolazione completamente devastata e infranta.  Nel ricostruire il tessuto sociale, politico ed economico ha proposto delle soluzioni “home made” tipo gli Agacaca (i tribunali tradizionali rwandesi per la riconciliazione nazione), il Umuganda (i lavori collettivi che vedono tutti i rwandesi impegnati nei lavori sociali quali: pulire le strade, ricostruire scuole, aiutare le vedove), il Agaciro (una filosofia di vita basata su dignità e onestà) il Imihigo (la cultura del raggiungere gli obbiettivi) e il Ndi umunyarwanda (sono rwandese) la ricostruzione del senso di identità nazionale che ha cancellato le divisione “etniche” create dal colonialismo belga tra hutu, tutsi e twa (i pigmei)  che sono state le basi per l’Olocausto del 1994. La trasformazione sociale politica ed economica del Nuovo Rwanda ha portato dei risultati straordinari cossichè il popolo ruandese si è reso conto di aver un presidente fuori dal comune che persegue senza tregu a il benessere dei rwandesi. È stata sconfitta la piaga della corruzione. Sanità e scuola pubblica sono accessibili a tutti. Sono stati rimossi gli ostacoli culturali e i pregiudizi che impedivano alle donne di accedere ai vertici della società nei campi politico ed economico. Il Rwanda ha tassi di partecipazione femminile nel mondo politico maggiori di quelli dei Paesi del Nord Europa. La condizioni femminile anche nelle campagne è tra le migliori al mondo e la scolarizzazione delle ragazze totale. Oggi il Rwanda è uno dei pochi Paesi del cosiddetto ‘terzo mondo’ che hanno raggiunto quasi tutti gli obiettivi di sviluppo del Millenium Goal fissati dalle Nazioni Uniti. Dal 2001 ha un tasso di crescita del 8,01%. Un milione di persone sono state tirare fuori  dalla povertà assoluta e le diseguaglianze sociali non sono troppo accentuate come in altri paesi africani, asiatici ed europei. Non sorprende quindi che 3 milioni di cittadini abbiano richiesto al parlamento, tramite petizioni e raccolta di firme, di rimuovere l’ostacolo costituzionale al suo terzo mandato modificando tramite referendum la carta costituzionale che ne ammette soltanto due.

Eppure l’opposizione sostiene che la petizione non sia stata del tutto genuina. Varie persone sarebbero state intimidite al fine di porre la loro firma. Altre non esisterebbero nemmeno. Insomma uno stratagemma per modificare la Costituzione e permettere a Kagame di accedere ad un terzo mandato. Parlo dell’opposizione genuina, quella nel paese che si sottopone alla regole democratiche, come il Partito dei Verdi, non dei nostalgici del regime razial nazista scappati e protetti in Occidente. Queste accuse sono fondate?

Sono affermazioni prive di fondamenta senza alcuna prova a sostegno. Questa storia dell’intimidazione non è più credibile dopo che una ricerca condotta dall’Università Havard sul rispetto delle regole d’integrità delle elezioni nei vari Paesi del mondo ha visto il Rwanda piazzarsi al 15°posto prima dell’Italia (20°) e Stati uniti (27). Quindi sarebbe opportuno che l’Occidente la smettesse si dare lezioni di democrazia a desta e manca visto che per anni ha sostenuto i grandi dittatori in Africa che pensavano al far il bene del loro padrone neo-coloniale che della loro popolazione. Per quanto riguarda invece l’opposizione rwandese, è comprensibile che tema la ricandidatura di Kagame sapendo la sua statura morale e primato incontestato, comunque la stessa opposizione è presente in Parlamento dove potrà far valere le sue ragioni, persino ha ampi margini per controllare la correttezza dello svolgimento del referendum popolare, dove nel segreto delle urne sarà davvero molto difficile costringere la gente a firmare il referendum e tanto meno a rivoltare Kagame se tale non sarà la loro piena volontà.

Continua a leggere l\’intervista

Add comment ottobre 7th, 2015

La vergogna dell’Africa di Ahmad Salkida Tradotto da F. Kankindi

Recentemente la guardia costiera UE ha scavato da sotto il Mar Mediterraneo diverse centinaia di corpi di giovani africani annegati in un disperato tentativo di attraversarlo per raggiungere l’Europa. La disperazione racconta un’altra storia sordida. Giovani africani pieni di vita sono stati truffati da una miriade di disgrazie nelle loro paesi d’origine. Le guerre, terrorismo, malgoverno, corruzione, disoccupazione, carestia hanno contribuito a rendere ai giovani africani un futuro più misero e incerto.
L’analisi attento delle nazionalità dei giovani africani, brulicante il Mar Mediterraneo e le morti audaci ad ogni costo riflette paesi incastonati nella corruzione, terrorismo, repressione e malgoverno. In effetti, non sorprende, raramente nessuno tra questi disperati giovani africani provengono dalla Repubblica del Ruanda. Una cosa o due riguardo il Ruanda. Un po ‘più di due decenni fa, il Ruanda, guidato dalla corruzione, l’odio e il nepotismo discese nell’abisso più basso della depravazione umana e del genocidio. Il Rwanda in una brusca svolta drammatica è diventato l’incarnazione e la locandina dell’ orrore e della vergogna dell’Africa.
Ma un ritmo sostenuto di ispirazione e visione individuale, il presidente Paul Kagame ha portato una società piena di odio, diviso, impoveriti e disperati a un modello di riconciliazione, buon governo, e supremazia nazionale.

La vergogna dell'Africa

Perché è possibile che in un lasso di tempo di decennio una leadership africana è in grado di condurre uno Stato fallito a un modello di prosperità economica e altri paesi africani con molto meno problemi, più dotati economicamente e socialmente stanno affondando ogni giorno in categorie di falliti e Stati fallimentari? Prendete, per esempio, la Nigeria, Camerun, Senegal, Congo, Etiopia, Eritrea, Somalia, Sudan e Libia, ecc. Ciascuno di questi paesi per la sua dotazione naturale e delle risorse umane porta più potenzialità di qualsiasi paese europeo. Eppure, i giovani, il futuro, la posterità di queste nazioni sono giorno per giorno votate ad un rifiuto e abbracciano la morte certa e gioiosa, semplicemente fuggendo la disumanità che li prospetta la loro cittadinanza africana.

Così nel 21 ° secolo in Africa, più di un secolo dietro l’epoca della schiavitù europea degli africani, i nostri valori sono sottoposti anche all’inumanità della schiavitù. In termini semplici, i padroni di schiavi europei sono venuto in Africa, impiegando gli armi per perseguire, catturare e prendere gli africani in schiavitù. Oggi, sono gli africani che progettano il loro schema alla ricerca di un’aspirazione da schiavo. Questa è la mia interpretazione della migrazione di massa verso l’Europa.
“La realtà è, l’Africa è stato strappato via per tanto tempo”, dice l’ex presidente dela Banca Africana di Sviluppo Donald Kaberuka. “L’Africa vuole crescere in sé dalla povertà attraverso il commercio e gli investimenti -. Per farlo parte è garantire che vi sia trasparenza e buon governo nel settore delle risorse naturali”
Tuttavia, il commercio equo e trasparente tra l’Africa e il resto del mondo, soprattutto il mondo occidentale sembra irraggiungibile, ma è troppo tardi per gli africani a stare a guardare e lamentarsi, lo sviluppo nel Botswana, ricco di diamanti e una volta il Ruanda agraria impoverito ha rivelato che se i paesi africani faccessero le cose giuste, si può sperimentare una crescita economica stabile e trasparente e cambiare la vita dei loro cittadini in giro di un breve periodo.
Immaginate la Nigeria con una popolazione di oltre 170 milioni, il più grande mercato africano, i giovani più intraprendenti ed energiche, una profondità di robusti professionisti e persone altamente creative. Che altro è necessario per disporre di una potenza mondiale diverso da questi elementi? Ma il sogno nigeriano e le aspirazioni di una nazione forte, che porta il resto dell’Africa è stato reso un sogno irrealizzabile. Secondo un ex della Banca Mondiale vicepresidente per l’Africa, Oby Ezekwesili, la Nigeria, il più grande produttore di petrolio dell’Africa, ha perso almeno $ 400 miliardi (£ 250 miliardi) delle sue entrate di petrolio dopo l’indipendenza del paese nel 1960. Nel frattempo, circa il 90% delel persone vivono con meno di 2 $ al giorno. Ma che non può essere tutta la storia della Nigeria.
Le ultime elezioni generali in Nigeria sono stati eloquentemente descritti come uno spartiacque, la narrazione che porta alle elezioni sono stati costruiti intorno al cambiamento. La Nigeria ha bisogno di cambiamento. La Nigeria ha bisogno di portare l’Africa a un cambiamento duraturo. Tuttavia la Nigeria per avere successo in questo, ha bisogno di guardare nella direzione di un piccolo paese dell’Africa orientale che non è poi così perfetto, ma questo paese cerca l’eccellenza facendo le cose giuste finora.
Le sfide in Africa sono reali, ma la soluzione si trova in Africa, e non all’estero. Il Ruanda, guidato da un africano ha dato testimonianza eloquente di questo. E ‘un modello praticabile. Nigeria, Ghana, Senegal e anche la travagliata ricca Libia possono prendere in prestito una foglia dal modello ruandese e salvare questa generazione di africani, assolvendo e contenendo la vergogna di oggi.
Mise à jour le Mardi, 04 Août 2015 21:32

Recentemente la guardia costiera UE ha scavato da sotto il Mar Mediterraneo diverse centinaia di corpi di giovani africani annegati in un disperato tentativo di attraversarlo per raggiungere l’Europa. La disperazione racconta un’altra storia sordida. Giovani africani pieni di vita sono stati truffati da una miriade di disgrazie nelle loro paesi d’origine. Le guerre, terrorismo, malgoverno, corruzione, disoccupazione, carestia hanno contribuito a rendere ai giovani africani un futuro più misero e incerto.
L’analisi attento delle nazionalità dei giovani africani, brulicante il Mar Mediterraneo e le morti audaci ad ogni costo riflette paesi incastonati nella corruzione, terrorismo, repressione e malgoverno. In effetti, non sorprende, raramente nessuno tra questi disperati giovani africani provengono dalla Repubblica del Ruanda. Una cosa o due riguardo il Ruanda. Un po ‘più di due decenni fa, il Ruanda, guidato dalla corruzione, l’odio e il nepotismo discese nell’abisso più basso della depravazione umana e del genocidio. Il Rwanda in una brusca svolta drammatica è diventato l’incarnazione e la locandina dell’ orrore e della vergogna dell’Africa.
Ma un ritmo sostenuto di ispirazione e visione individuale, il presidente Paul Kagame ha portato una società piena di odio, diviso, impoveriti e disperati a un modello di riconciliazione, buon governo, e supremazia nazionale.
Perché è possibile che in un lasso di tempo di decennio una leadership africana è in grado di condurre uno Stato fallito a un modello di prosperità economica e altri paesi africani con molto meno problemi, più dotati economicamente e socialmente stanno affondando ogni giorno in categorie di falliti e Stati fallimentari? Prendete, per esempio, la Nigeria, Camerun, Senegal, Congo, Etiopia, Eritrea, Somalia, Sudan e Libia, ecc. Ciascuno di questi paesi per la sua dotazione naturale e delle risorse umane porta più potenzialità di qualsiasi paese europeo. Eppure, i giovani, il futuro, la posterità di queste nazioni sono giorno per giorno votate ad un rifiuto e abbracciano la morte certa e gioiosa, semplicemente fuggendo la disumanità che li prospetta la loro cittadinanza africana.
Così nel 21 ° secolo in Africa, più di un secolo dietro l’epoca della schiavitù europea degli africani, i nostri valori sono sottoposti anche all’inumanità della schiavitù. In termini semplici, i padroni di schiavi europei sono venuto in Africa, impiegando gli armi per perseguire, catturare e prendere gli africani in schiavitù. Oggi, sono gli africani che progettano il loro schema alla ricerca di un’aspirazione da schiavo. Questa è la mia interpretazione della migrazione di massa verso l’Europa.
“La realtà è, l’Africa è stato strappato via per tanto tempo”, dice l’ex presidente dela Banca Africana di Sviluppo Donald Kaberuka. “L’Africa vuole crescere in sé dalla povertà attraverso il commercio e gli investimenti -. Per farlo parte è garantire che vi sia trasparenza e buon governo nel settore delle risorse naturali”
Tuttavia, il commercio equo e trasparente tra l’Africa e il resto del mondo, soprattutto il mondo occidentale sembra irraggiungibile, ma è troppo tardi per gli africani a stare a guardare e lamentarsi, lo sviluppo nel Botswana, ricco di diamanti e una volta il Ruanda agraria impoverito ha rivelato che se i paesi africani faccessero le cose giuste, si può sperimentare una crescita economica stabile e trasparente e cambiare la vita dei loro cittadini in giro di un breve periodo.
Immaginate la Nigeria con una popolazione di oltre 170 milioni, il più grande mercato africano, i giovani più intraprendenti ed energiche, una profondità di robusti professionisti e persone altamente creative. Che altro è necessario per disporre di una potenza mondiale diverso da questi elementi? Ma il sogno nigeriano e le aspirazioni di una nazione forte, che porta il resto dell’Africa è stato reso un sogno irrealizzabile. Secondo un ex della Banca Mondiale vicepresidente per l’Africa, Oby Ezekwesili, la Nigeria, il più grande produttore di petrolio dell’Africa, ha perso almeno $ 400 miliardi (£ 250 miliardi) delle sue entrate di petrolio dopo l’indipendenza del paese nel 1960. Nel frattempo, circa il 90% delel persone vivono con meno di 2 $ al giorno. Ma che non può essere tutta la storia della Nigeria.
Le ultime elezioni generali in Nigeria sono stati eloquentemente descritti come uno spartiacque, la narrazione che porta alle elezioni sono stati costruiti intorno al cambiamento. La Nigeria ha bisogno di cambiamento. La Nigeria ha bisogno di portare l’Africa a un cambiamento duraturo. Tuttavia la Nigeria per avere successo in questo, ha bisogno di guardare nella direzione di un piccolo paese dell’Africa orientale che non è poi così perfetto, ma questo paese cerca l’eccellenza facendo le cose giuste finora.
Le sfide in Africa sono reali, ma la soluzione si trova in Africa, e non all’estero. Il Ruanda, guidato da un africano ha dato testimonianza eloquente di questo. E ‘un modello praticabile. Nigeria, Ghana, Senegal e anche la travagliata ricca Libia possono prendere in prestito una foglia dal modello ruandese e salvare questa generazione di africani, assolvendo e contenendo la vergogna di oggi.

Pubblicato  Martedì, 04 Agosto 2015 21:32

Originale: OPINION : The Shame Of Africa

Add comment agosto 5th, 2015

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