GODELIEVE MUKASARASI, UNA GIUSTA RWANDESE NEL GIARDINO DEI GIUSTI DI MILANO

Giovedi 3 marzo 2022 verrà celebrata la Giornata dei Giusti e verranno nominati i nuovi Giusti nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella e Palazzo Marino a Milano

Bene Rwanda, che da anni collabora con Gariwo, ha appoggiato la candidatura di  Godeliève Mukasarasi nata nel 1956 a Gitarama, nel distretto di Muhanga, dove lavorò nel campo del sociale per 25 anni, si trasferì a Taba dopo il matrimonio con Emmanuel Rudasingwa, un tutsi con il quale ha avuto figli.

Godelieve Mukasarasi

Godelieve Mukasarasi

Durante il genocidio sua figlia venne violentata dai militari Interahamwe, per questo motivo Godelieve e suo marito furono chiamati a testimoniare presso il Tribunale Penale Internazionale (ICTR)  ad Aruha nella causa contro l’ex sindaco di Taba Jean-Paul Akayesu, che non aveva protetto adeguatamente i suoi cittadini. Poco prima di testimoniare, il marito Rudasingwa e sua figlia furono uccisi da un gruppo armato hutu. Superando l’intimidazione da parte di alcuni membri della sua comunità e l’omicidio di sua figlia e del marito, ha testimoniato lei stessa e ha aiutato vari testimoni a deporre contro Akayesu, condannato nel 1998.

Durante i terribili cento giorni del genocidio del 1994, Taba fu lo scenario di alcuni dei più cruenti massacri commessi dagli hutu verso i tutsi, in particolare dalla milizia paramilitare Interahamwe che stuprò e uccise centinaia di tutsi negli uffici governativi. Anche la figlia di Godeliève venne stuprata.

Il sindaco di Taba era Jean-Paul Akayesu, un maestro e ispettore scolastico responsabile della gestione della polizia comunale. Akayesu non solo non impedì la furia delle milizie ma partecipò attivamente, come supervisore, a diverse esecuzioni. Inoltre compilò una lista che consegnò ai cittadini di etnia hutu affinché andassero di casa in casa alla ricerca dei concittadini tutsi.

Immediatamente dopo il genocidio, Godeliève decise di utilizzare il suo background nel lavoro sociale per creare un’organizzazione che si preoccupasse di soddisfare i bisogni delle donne e dei bambini rimasti senza protezioni. Nacque così SEVOTA, un’organizzazione che ancora oggi lavora, attraverso uno staff di professionisti, per promuovere la riconciliazione tra hutu e tutsi e diffondere una cultura di pace e non violenza tra le vedove e gli orfani di guerra.

Convinti che la riconciliazione dovesse passare attraverso il riconoscimento dei crimini e dei perpetuatori, Godeliève e suo marito si impegnarono sin da subito nel cercare giustizia per i sopravvissuti. In un momento in cui il Paese era ancora succube dell’instabilità politica e della violenza armata, nel 1996 accettarono di testimoniare davanti al Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), l’organo creato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per giudicare i responsabili del genocidio. Accettarono di testimoniare nel caso inaugurale del processo, che si sarebbe tenuto proprio contro il loro sindaco Akayesu, che nel frattempo era stato arrestato in Zambia.

Poco prima di apparire davanti alla corte, sua figlia e suo marito Emmanuel vennero assassinati da una milizia armata. Nonostante il dolore e le minacce che ricevette in seguito, Godeliève ebbe la forza di trovare altre quattro persone che con coraggio accettarono di testimoniare contro Akayesu.

Iniziò così un percorso processuale molto complesso. Akayesu aveva su di sé quindici capi di imputazione per genocidio e crimini contro l’umanità, compreso lo stupro, e violazioni della Convenzione di Ginevra. Per i suoi difensori, Akayesu non aveva preso parte agli omicidi né avrebbe avuto il potere per fermarli: sostenevano che il loro assistito era stato trasformato in un capro espiatorio che avrebbe dovuto pagare i crimini commessi da tutta la popolazione di Taba.

gli appuntamenti di Gariwo per la decima Giornata europea dei Giusti

Add comment febbraio 23rd, 2022

Vittoria legale definitiva per i soldati rwandesi ingiustamente accusati dal giudice Bruguière

Martedì 15/02/2022 la Corte di Cassazione di Parigi ha archiviato questo fascicolo confermando l’archiviazione dell’indagine aperta dal giudice Jean Louis Bruguière e che aveva portato al deterioramento dei rapporti tra Parigi e Kigali. Quest’ultimo accusava i soldati dell’RPF, aveva firmato mandati di cattura nei loro confronti e nel 2006 aveva raccomandato un procedimento contro il presidente Kagame davanti al Tribunale penale internazionale per il Ruanda.
Gli avvocati difensori, in un comunicato stampa, hanno salutato una vittoria giudiziaria finale per i soldati ruandesi ingiustamente accusati. Quanto ai familiari delle vittime, non potranno più ricorrere, dopo la decisione finale della Corte di Cassazione. Prima o poi la verità finisce sempre per trionfre e come una volta disse Kagame, “les faits sont tetus” cioè i fatti sono cocciuti!
COMMUNIQUE DE PRESSE Victoire judiciaire définitive des militaires rwandais
Questa foto scattata nel 1994 mostra un soldato davanti al relitto dell'aereo in cui morì l'allora presidente ruandese Juvénal Habyarimana.

Foto scattata nel 1994 da JEAN MARC BOUJOU mostra un soldato davanti al relitto dell'aereo in cui morì l'allora presidente ruandese Juvénal Habyarimana.

Link alla notizia:

https://fr.africanews.com/2022/02/16/rwanda-les-presumes-auteurs-de-l-attentat-du-6-avril-1994-sont-libres/

https://www.lapresse.ca/international/europe/2022-02-15/genocide-au-rwanda/la-justice-francaise-clot-sans-condamnation-deux-dossiers-sensibles.php

Add comment febbraio 16th, 2022

La Settimana della Memoria a Ferrara

Alcuni anni or sono, ebbi la preziosa occasione di incontrare la grande testimone del genocidio ruandese dei Tutsi, Yolande Mukagasana, una donna straordinaria. Il privilegio di quell’incontro si trasformò in un’amicizia che continua ancora oggi. Yolande è autrice di un memoriale di eccezionale valore Not my time to die, tradotto in italiano con il titolo indovinato di La morte non mi ha voluto.
In questa opera racconta della sua terrificante esperienza che fortunatamente sfociò in un esito positivo. Nel corso di una delle volte che ebbi occasione di vedere Yolande, notai che portava come ciondolo una stella di Davide. La cosa mi incuriosì e le chiesi se per caso fosse ebrea. La sua risposta fu uno dei primi stimoli che mi spinse a dare vita ad un progetto che desse voce alle memorie di tutte le genti e di tutti gli uomini che sono stati vittime di genocidi, stragi di massa, persecuzioni sistematiche. Yolande rispose che quel ciondolo gli ricordava che anche loro, i Tutsi, dovevano fare come gli ebrei, costruire un edificio della Memoria. La cultura della Memoria nasce in ambito ebraico già dai tempi biblici: nella narrazione dell’Esodo, Amalek, capo di una banda di Edomiti, attaccò gli Ebrei proditoriamente per annientarli. Nella tradizione ebraica, questo personaggio è considerato un progenitore di Adolf Hitler ancorché apparentato con gli Ebrei in quanto discendente di Esaù.

Per quell’episodio di tentato annientamento di tutti gli Ebrei per la sola ragione dell’odio contro di essi, il biblista lancia il monito: «Yizkor!», «Ricorda!».
Questo precedente nella propria narrativa identitaria, spirituale e culturale, ha permesso al mondo ebraico di edificare un poderoso edificio etico che si fonda sul valore e il potere della Memoria. In seguito all’immane catastrofe distruttiva occorsa agli Ebrei nel corso del secondo conflitto mondiale, il progetto della Memoria ha permesso loro di uscire – per quello che era possibile – dall’immane trauma anche grazie all’impetuosa diffusione dei mezzi di comunicazione, di trasmissione e di memorizzazione digitale.

Yolande alla settimana della Memoria a Ferra

Yolande alla settimana della Memoria a Ferra

Il magistero ebraico, nel corso dei decenni, ha fatto scuola. Anche volendosi limitare ai crimini perpetrati dai nazifascisti, il progetto di annientamento ha colpito i menomati, i primi a conoscere lo sterminio sistematico, i Rom e i Sinti destinati anch’essi allo sterminio totale e negli stessi lager destinati agli ebrei, gli slavi, gli antifascisti di qualsiasi appartenenza, i Testimoni di Geova, gli omosessuali, gli emarginati, i disabili e tutti coloro che non rientravano nella visione di «purezza» etnica e razziale concepita dai nazisti. Da che il dovere della memoria diventa sentimento diffuso nel mondo occidentale, la Shoah ne prende il centro e la quasi totalità delle manifestazioni che si diffondono nelle città, nelle nazioni, nelle scuole. Una vastissima messe di pubblicazioni sull’argomento sono state date alle stampe, sono stati girati decine e decine di pellicole, prodotti spettacoli teatrali, concerti.

La memoria ebraica ha fatto aggio sulle altre, ma negli ultimi anni altre memorie bussano legittimamente alla porta dell’attenzione e del riconoscimento e presso le persone più sensibili, cresce l’attenzione verso altri genocidi, stermini di massa e persecuzioni che hanno visto la loro sinistra luce prima e dopo la Shoah.
Alcune associazioni, fra le quali per esempio Amnesty International, il Tribunale Russel, – solo per fare degli esempi – hanno fatto un grande lavoro, ma negli ultimi anni, è nata un’associazione di grande importanza, la Gariwo, fondata da Gabriele Nissim che ha portato all’universalità l’istituzione dei «Giusti fra i popoli» aprendo un orizzonte straordinario nel cammino verso la pace nella giustizia.

La Gariwo ricorda e pianta alberi in memoria di ogni giusto che, a proprio rischio e pericolo, salvò esseri umani di qualsiasi origine e nazione dal pericolo di sterminio ad opera di assassini di qualsivoglia origine. L’esempio di Gabriele Nissim è stato fonte di grande ispirazione per me e ha influito sulla mia decisione di dare vita, nel Teatro Comunale di Ferrara Claudio Abbado, alla Settimana delle Memorie.
Fino al 30 gennaio ricorderemo l’unicità della Shoah che avrà due giornate e tre iniziative dedicate. Ma anche il genocidio degli Armeni, l’ininterrotta persecuzione del popolo curdo, il genocidio dei Rom, il genocidio dei Tutsi. Lo faremo con incontri, recital, concerti musicali e spettacoli teatrali.
Gabriele Nissim e io, entrambi ebrei, abbiamo interpretato il giuramento fatto sulle ceneri di Auschwitz «Mai più!», come «ciò che è stato non deve mai più capitare a nessun essere umano». Pensiamo che pur nel riconoscere la specificità di ogni crimine e l’unicità della Shoah che non va certo banalizzata o omologata, non ci possano essere graduatorie nel dolore.

Fonte articolo: https://ilmanifesto.it/dalla-memoria-ebraica-alle-memorie/?fbclid=IwAR2MDE7_O8YFSjQV08cNjfQnUHDmyhDSojcS_DDfTWdbe7wAppGdU5I76mw

Add comment gennaio 28th, 2022

Internazionale sulla Nuvola con Yolande Mukagasana

Venerdì 17 dicembre e in replica sabato 18 dicembre alle 21.00, all’Auditorium della Nuvola, a Roma, Internazionale è andata in  in scena in un ‘edizione straordinaria del settimanale che si sfoglia dal vivo, con parole, immagini, video e musica dove la scrittrice Yolande Mukagasana è interventuta nel rittratto La morte non mi ha voluta

“Ho visto e vissuto l’apocalisse del genocidio in Ruanda che ha portato via tutto ciò che amavo e tutto ciò che ero. Ma ho visto anche il perdono e la riconciliazione dopo l’orrore.”
Yolande & Françoise in scena

Yolande & Françoise in scena

SOMMARIO

L’EDITORIALE

Parole
Giovanni De Mauro
ATTUALITÀ
La foresta ghiacciata
Una storia di migranti, bisonti e filo spinato alla frontiera tra Bielorussia e Polonia.
Annalisa Camilli
AMBIENTE
L’uomo dei lupi
Come un ex campione di sci ha incontrato l’amore nei boschi della Val Lessinia e ha imparato a ululare.
Fulvio Valbusa
REPORTAGE
Fuga per la vittoria
“Siamo nei guai, potete aiutarci?”. Comincia così l’operazione per salvare le calciatrici afgane dopo l’arrivo dei taliban a Kabul.
Stefano Liberti
PORTFOLIO
Le pillole della felicità
L’industria farmaceutica promette alle persone che c’è una risposta semplice e veloce alla loro ricerca della felicità. Un’inchiesta dal Niger agli Stati Uniti.
Paolo Woods
RITRATTO
La morte non mi ha voluta
“Ho visto e vissuto l’apocalisse del genocidio in Ruanda che ha portato via tutto ciò che amavo e tutto ciò che ero. Ma ho visto anche il perdono e la riconciliazione dopo l’orrore.”
Yolande Mukagasana
POP
Che follia innamorami di te
Gabriela ha un marito, una moglie, due figli e un letto di tre metri e mezzo. Si sente la rockstar del poliamore, ma la realtà è molto più complessa degli ideali.
Gabriela Wiener
RUBRICA
L’oroscopo di Rob Brezsny
Una rilettura segno per segno.
Claudio Morici
SOCIETÀ
L’arte di essere libere
Un inno femminista contro la violenza di genere e lo stupro che dal Cile si è diffuso in tutto il mondo. La performance Un violador en tu camino.
Adeline Raynal e le studenti del Liceo Cannizzaro, dell’IIS Alberti e del Liceo Vivona di Roma
Progetto: Chiara Nielsen e Luisa Ciffolilli
Ideazione teatrale e regia: Fabio Cherstich
Luci e video: Igor Renzetti
Drammaturgia: Giampiero Rappa
Direzione musicale: Gianluca Ruggeri
Assistente alla regia: Tommaso Capodanno
Coro: Ready Made Ensemble
Installazione sonora: Quiet Ensemble

Add comment dicembre 17th, 2021

KWIBUKA 27: COME COMBATTERE IL NEGAZIONISMO E REVISIONISMO DEL GENOCIDIO DEI TUTSI

La 27° Giornata della Memoria del Genocidio dei Tutsi sarà segnata dal rapporto della Commissione Duclert consegnato al Presidente Francese, Emmanuel Macron, venerdì 26 marzo 2021, in merito al ruolo di Parigi nel genocidio contro i Tutsi in Ruanda, le cui conclusioni rivelano la pesante e schiacciante responsabilità della Francia in questo crimine contro l’umanità.
Il rapporto denuncia l’esistenza di pratiche amministrative irregolari, di catene parallele di comunicazione e persino nel comando che bypassano le procedure legali e atti di intimidazione nell’attuazione di una politica tesa allo sterminio dei Tutsi del Rwanda, percepiti come minacia all’egemonia francese nella regione dei grandi laghi.
Il Presidente François Mitterrand e la sua cerchia ristretta hanno una grande responsabilità in questo genocidio ma ci ha voluto più di un quarto di secolo perché i suoi successori lo riconoscessero.
Il presidente François Mitterrand e la sua cerchia ristretta furono i primi negazionisti e revisionisti del genocidio perpetrato contro i tutsi, hanno volutamente aperto la strada alla teoria del doppio genocidio per mascherare i loro crimini nell’aver appoggiato il regime genocida del loro protetto Presidente Juvenal Habyarimana.
La responsabilità del presidente François Mitterrand e il suo entourage sono travolgenti, soprattutto quello di Hubert Védrine, il suo segretario. Oggi ed ora noi rwnadesi chiediamo che la Francia non aspetti la sua morte per tradulro davanti alla giustizia affinchè risponda dei suoi crimini e non è l’unico. I soldati francesi hanno combattuto al fianco delle forze armate ruandesi sin dall’inizio della guerra nel 1990 contro al Fronte patriottico Ruandese che sfociò nel genocidio nel 1994.
Non possiamo passare sotto silenzio tutto ciò, come disse il reporter Patrick de Saint Exupery, un genocidio lascia delle tracce Indelebili, è un bruciore permanente, in Rwanda la gente ha dovuto imparare a vivere con questo bruciore ma questa stessa gente chiede giustizia. Come scrisse la mia adorata Yolande Mukagasana, “non ci sarà umanità senza perdono, non ci sarà perdono senza giustizia, non ci sarà giustizia senza umanità” e questo cerchio deve chiudersi in qualche modo,no?

kwibuka 27-Come combattere il negazionismo e revisionismo

kwibuka 27-Come combattere il negazionismo e revisionismo

Add comment aprile 6th, 2021

Shoah, Ruanda. Due lezioni parallele di Niccolò Rinaldi

Evento zoom di presentazione del libro di Niccolò Rinaldi, martedì 16 Febbraio 2021 organizzato dalla Comunità Ebraica di Firenze,  alle 18.30 collegatevi al link http://bit.ly/3oKVrZG

“Memoria”, “unicità”, “mai più”: moniti che dopo la Shoah vengono messi in discussione dal Ruanda del 1994, un genocidio dei nostri tempi, il primo della società globale. Il massacro di oltre 800.000 tutsi e hutu moderati non è mai stato un “conflitto tribale”, come all’epoca qualcuno provò a definirlo, ma un genocidio che ripercorre molte delle modalità dello sterminio nazista degli ebrei, di cui è un “figlio maggiore”. Dal cuore dell’Europa al cuore dell’Africa, la meccanica dei due genocidi si può confrontare in un percorso in venti “stazioni”, con somiglianze stridenti e alcune differenze, comprese le responsabilità di una parte dell’Occidente che in Ruanda, cinquant’anni dopo la Shoah, si ritrova meno sicuro dei suoi antidoti politici e culturali che considerava acquisiti. Le Due lezioni parallele sono un percorso a specchio ricco di riscontri inaspettati e inquietanti, che rende ancora più attuale la terribile lezione della Shoah e svela menzognee ipocrisie del nostro tempo.

Locandina presentazione

Locandina presentazione

Add comment febbraio 12th, 2021

La Fondazione Yolande Mukagasana

Yolande Mugakagasana, ha affrontato la negazione del genocidio dei Tutsi e il revisionismo attraverso le sue opere letterarie, ha presentato la sua Fondazione attraverso la quale intende continuare la lotta che li portò via la sua famiglia.

Lunedì 11 gennaio 2021, è stata annunciata la creazione di una fondazione indipendente per la ricerca e la protezione della memoria del genocidio contro i tutsi, che, tra l’altro, combatterà contro l’ideologia dello stesso e promuoverà qualsiasi arte che abbia lo stesso obiettivo che sia lo scritto, o attraverso i cinema, la musica e il teatro.

La Fondazione, ha anche l’obiettivo di condurre ricerche sul genocidio contro i tutsi, in collaborazione con le organizzazioni competenti attraverso  conferenze e seminari sul tema, archiviando la storia del genocidio e promuovendone la cultura della lettura e della scrittura .

Parlando dell’obiettivo di questa fondazione, Yolande Mukagasana, presidente e membro fondatore, ha affermato che l’idea di lanciare la fondazione è nata dalla necessità di affrontare la negazione del genocidio in tutto il mondo mentre più ricercatori e giornalisti continuano a rivedere deliberatamente la storia.

“L’ideologia del genocidio perpetrato contro i tutsi e la sua negazione sono ancora d’attualità, soprattutto nel settore giornalistico e accademico, perché dagli autori dello stesso e dai loro complici”, ha detto Mukagasana.

“L’evoluzione dei media ha dato vita ad un pubblico facilmente influenzabile attraveso dichiarazioni in nome della libertà di espressione non veritiere, rilasciati con superficialitá. Come custodi della memoria, non possiamo accettare la distorsione della storia del Rwanda che include il genocidio “.

La Fondazione è stata costituita da persone di ogni estrazione sociale, sia in Rwanda che all’estero. Hanno portato le loro risorse, tra le altre, le loro esperienze educative, e le loro abilità. La maggioranza é rappresentata da giovani che vogliono ricostruire il Rwanda sulla base delle nostre differenze.

“Dobbiamo sapere che tali differenze non ci rendono nemici, ma ci arricchiscono. Il genocidio perpetrato contro i tutsi fa parte della storia dei Rwandesi, è della storia dell’umanità. Combattere contro l’ideologia e la negazione del genocidio è combattere contro l’odio, é  quindi, dovere di tutti,  esserne coinvolti “, ha detto Mukagasana.

La Fondazione Yolande Mukagasana è aperta a chiunque, a qualsiasi istituzione, sia nazionale che internazionale, che condivida la stessa visione.

Chi è Mukagasana?

Il genocidio contro i tutsi ha lasciato Yolande Mukagasana vedova e senza figli. Dal 1995 si è confrontata, in occindente contro la negazione e il revisionismo di questo sterminio. La sua lotta è iniziata nel 1995 in Europa dove ha trascorso 16 anni parlando e testimoniando del genocidio contro i tutsi, di giustizia, di pace e di convivenza nonostante le sue ferite ancora aperte.

Ha viaggiato in tutto il mondo per condividere testimonianze sul genocidio. Ha ricevuto vari premi tra cui la Menzione d’Onore del Premio UNESCO per l’Educazione alla Pace, il riconoscimento della Comunità Ebraica Americana, candidata al premio Nobel per la pce e molti altri.

Yolande Mukagasana è autrice di sette libri tradotti in diverse lingue come contributo alla promozione della cultura della lettura e della scrittura sul genocidio contro i tutsi, mantenendo così vivo il ricordo.

“Non ci sarà umanità senza perdono, non ci sarà perdono senza giustizia e non ci sarà giustizia senza umanità”, dice Mukagasana.

Di fronte alla crescente negazione del genocidio, la fondazione condurrà ricerche per sfidare coloro che negano o rivedono il genocidio del 1994 contro i tutsi

https://www.ktpress.rw

Add comment gennaio 11th, 2021

KWIBUKA 26: XXVI GIORNATA DELLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEI TUTSI IN RWANDA

Mentre eravamo tutti rinchiusi nelle nostre case per la pandemia di Coronavirus, Il 7 aprile 2020 in Rwanda iniziava la commemorazione del genocidio del 1994 contro i Tutsi. Veniva reso pubblico tramite i social media un video di una bambina in abiti a brandelli, che singhiozzava in modo incontrollato mentre indicava il punto in cui sua madre e suo padre sono stati uccisi. Il video unico nel suo genere, impone a chi lo vede la triste realtà degli eventi dell’epoca, dove i genitori sono stati uccisi davanti ai propri figli e dove i bambini cercavano di trovare il modo di assicurarsi la propria sopravvivenza rischiando di essere uccisi.

Vogliamo condividere   la storia di questa giovane donna, Marianna Mamashenge, nella speranza che la sua testimonianza possa essere fonte di forza per chi in questi giorni ha perso i propri cari. A 5 anni fu filmata da un gruppo di giornalisti stranieri presenti a Ntarama, nel distretto di Bugesera, nella provincia orientale, mentre vagava nel luogo in cui i suoi genitori erano stati uccisi.

È qui che è rinata dai morti, 26 anni fa, essendo stata annoverata tra i morti nella Chiesa Cattolica Romana di Ntarama, un luogo dove i più crudeli massacri sono stati registrati nel genocidio del 1994 contro i Tutsi. Molti l’hanno conosciuta attraverso questo breve video di 22 secondi in cui è stata intervistata davanti a migliaia di corpi, tra quello del padre e della madre, prima che avessero potuto dagli una sepoltura decente nel Memoriale di Ntarama.

Video intervista di M. Mamashenge nel 1994

Quello che è straziante è vedere come in così tenera età ha potuto raccontare il modo in cui i suoi genitori Alphonse Kagenza e Anastasie Mukagaga sono stati uccisi, un paio di settimane dopo che il Fronte Patriottico Ruanda (RPF) Inkotanyi aveva posto fine ai massacri.

A mio padre hanno sparato e mia madre è stata uccisa con un machete“, ha detto nel video mentre indicava il posto tra le lacrime. “Riconosco mia madre”, disse mentre indicava il suo corpo, “e mio padre il cui corpo è laggiù”, dice nel video davvero difficile da guardare senza piangere. Non solo ha perso i suoi genitori nel genocidio contro i Tutsi, ma anche due suo fratelli sono stati uccisi nello stesso luogo, che ad oggi è uno dei pochi memoriali in cui gli eventi reali, per quanto cupi, sono stati conservati per fare da monito alle generazioni future.

Da bambina, Mamashenge ricorda la maggior parte degli incidenti prima e durante il genocidio che ha colpito la sua vita e la sua famiglia, anche se a cinque anni era ancora troppo giovane per dare un senso all’orrore che li accadeva attorno. Ricorda ancora le circostanze in cui il video è stato registrato da giornalisti stranieri che l’hanno trovata seduta nella chiesa dove giacevano i suoi genitori. “Scapavo dai miei tutori per venire a passare del tempo con i miei genitori perché mi dava la sensazione che fossimo insieme”, ha detto ai giornalisti di Kigali Today da casa sua a Ntarama.

Da qui, nella sua casa nel settore di Ntarama, ha raccontato il calvario della sua famiglia nel genocidio del 1994 contro i Tutsi. “Ricordo bene che tutto è iniziato con lo schianto dell’aereo del presidente Habyarimana il 6 aprile 1994. Ricordo i miei genitori che dicevano che non saremmo sopravvissuti a quell’incidente in quanto Tutsi”, ha detto. Il 7 aprile 1994, la sua famiglia, compreso i suoi genitori e i suoi nove fratelli, così come i loro vicini Tutsi corsero alla Chiesa di Ntarama dove cercarono il rifugio mentre i loro vicini Hutu si accanivano contro di loro e iniziarono a incendiare le loro case.

Oggi Mamashenge è madre di due figli, dice di aver perdonato gli assassini perché non vuole essere prigioniera del suo passato.

Sono malvagi, ma non voglio essere ostaggio del passato. Devo continuare a costruire un futuro più luminoso per me e per i miei figli. Come sopravvissuti al genocidio, non dovremmo mai sentire che tutto è finito per noi“,”Dio ha un piano per ognuno di noi“, dice, ringraziando il governo per il sostegno che gli è stato accordato.

Continua a leggere l’intera storia Testimonianza di M. Mamashenge

Add comment aprile 7th, 2020

Attività memoria 25°-Conferenza al Liceo Immanuel Kant

Oggi conferenza presso il liceo Immanuel Kant, a cura di Paola Pietro Santi.

Testimonianze e storie su uno dei più grandi genocidi degli ultimi trent’anni raccontate da Françoise Kankindi, che oggi vive nel nostro Paese ed è Presidente della Onlus Bene Rwanda.

Prima una breve introduzione a cura di Luca Ianniello, studente alla Sapienza presso la facoltà di Storia. Saluti della Preside, Prof.ssa Ivana Uras.

volantino conferenza Ruanda Liceo Kant

Liceo Kant

Liceo Kant

Foto :

Relatori

Relatori

Partecipanti

Partecipanti

Add comment aprile 8th, 2019

Editoriale 25° Giornata della Memoria del Genocidio dei Tutsi

di Françoise Kankindi

Oggi commemoriamo un quarto di secolo dopo il Genocidio dei Tutsi in Rwanda sotto il tema “kwibuka twiyubaka” cioè ricordiamo ricostruendoci. Quali sono le lezioni che la 25° Giornata della Memoria porta al suo attivo?

Foto vittime del genocidio dei Tutsi

Foto vittime del genocidio dei Tutsi

La giusta individuazione delle vittime del genocidio cioè i Tutsi. Il 26 gennaio 2018, con la Risoluzione A / 72 / L.31, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato all’unanimità la decisione con la quale ha cambiato il nome del 7 aprile, che, da “Giornata internazionale della riflessione sul genocidio in Ruanda “, varato nel dicembre 2003 con la Risoluzione A / RES / 58/234, diventa” Giornata internazionale di riflessione sul genocidio del 1994 contro i tutsi in Ruanda “. Anche se si riferisce solo al titolo e ad alcuni termini della risoluzione del 2003, l’emendamento è essenziale: quasi un quarto di secolo dopo il fatto, il gruppo mirato del genocidio è stato infine designato in un testo ufficiale della risoluzione del 2003, la massima autorità delle Nazioni Unite. Alla pace dei negazionisti e revisionisti che tentano sempre di confondere vittime Tutsi coi carnefici Hutu sostituendo a loro piacimento gli uni e gli altri appigliandosi al precedente testo generico. Ciò non è più consentito.
I conti con la Francia forse cominciano a tornare. Dopo la visita a Parigi lo scorso maggio del nostro presidente Paul Kagame e dopo un incontro bilaterale con il presidente Macron, quest’ultimo aveva preso diversi impegni tra cui quello di nominare una commissione di storici per lavorare sul Archivi francesi sulla presenza della Francia in Ruanda tra il 1990 e il 1994.
Le zone d’ombra del ruolo della Francia prima, durante e dopo questo genocidio – dove sono stati uccisi oltre un milione di persone da aprile a luglio 1994, principalmente nella minoranza Tutsi avranno finalmente luce con l’apertura degli archivi sulla portata dell’assistenza militare fornita dalla Francia al regime del presidente ruandese Hutu Juvenal Habyarimana dal 1990 al 1994 e le circostanze dell’attacco che gli è costato la vita il 6 aprile 1994, il grilletto del genocidio.
Formalmente invitato dal presidente Kagame, il presidente Macron pur essendo il grande assente dalle cerimonie di commemorazione del genocidio a Kigali di oggi e consapevole dei simboli, ha inviato una delegazione presieduta dal parlamentare Herve Berville, un orfano ruandese tutsi adottato da una famiglia francese nel 1994. Macron è andato anche oltre,  ricevendo all’Eliseo i sopravvissuti dell’associazione Ibuka e annunciando l’imminente formazione della tanto attesa commissione di storici che studierà gli archivi finora tenuti segreti.

Il miracolo della ricostruzione rwandese continua. A un quarto di secolo dal terribile genocidio del 1994, il Ruanda continua la sua inarrestabile ripresa economica. Dopo un lungo periodo di unificazione e riconciliazione nazionale, sta investendo nella crescita economica e si sta concentrando sulle nuove tecnologie, con la speranza di diventare un hub ICT in Africa. Ero in Italia quando il genocidio è scoppiato nel mio paese. Ero arrivata nel 1992 per fare l’università e provenivo dal Burundi dove eravamo profughi dal 1959. Ho assistito impotente davanti alla televisione,  al massacro della famiglia di mio padre e mia madre. La mia tragedia personale avveniva nell’indifferenza totale del mondo, comprese le Nazioni Unite presenti in Rwanda con una missione di pace. Mio marito e mio fratello stavano combattendo nel Frante Patriottico, che per fortuna è riuscito a fermare il genocidio.

Sono ritornata a casa nel 1995 per trovare i miei che erano finalmente rientati in Rwanda dopo tanti anni di esilio in Burundi. E’ stato terribile vedere la loro casa con tracce di sangue e  pallotole sui muri. Ogni due anni continuo a ritornare. Stento a riconoscere il paese che avevo lasciato pieno di macerie perchè i rwandesi si sono rimboccati le maniche per ricostruire tutto. Oggi il Rwanda è un paese di cui vado molto fiera. Con mio marito contiamo i giorni che ci mancano alla pensione per ritornare a viverci e a contribuire a realizzare il “never again”: mai più genocidi.

Add comment aprile 7th, 2019

24° Giornata della Memoria del Genocidio dei Tutsi in Rwanda

Per la 24° ricorrenza della commemorazione del Genocidio dei Tutsi in Rwanda, conforta l’inesorabile cammino della giustizia e della verità che nessuno può fermare né opporre il famoso segreto di Stato. Il 16 marzo è uscito nelle librerie il libro “Ruanda, la fine del silenzio”, scritto dall’ex ufficiale francese Guillaume Ancel, che rompe l’omertà sull’operazione “Turquoise” raccontando giorno per giorno grazie ai suoi quaderni di campo, l’obiettivo non dichiarato di fermare il fronte patriottico che stava fermando il genocidio e rimettere al potere il governo genocida.   Nel libro, l’autore racconta le minacce ricevute per costringerlo alla “legge del silenzio” che vige tutt’oggi  all’interno dell’esercito francese.

Guillaume Ancel contraddice la versione ufficiale di un intervento “umanitario”. Secondo lui, la Francia è stata lenta a prendere le distanze dal regime genocida. In un intervista rilasciata su  libération il 15 marzo 2018 racconta ciò che ha vissuto.

“Nel 94 in Rwanda fu lanciata una campagna di sterminio contro la minoranza tutsi. Per mettervi fine, dopo che la comunità internazionale aveva precipitosamente piegato bagagli, ci fu soltanto l’offensiva del movimento ribelle, il Fronte Patriottico Rwandese (FPR), formato quattro anni prima dagli esuli tutsi. Contro ogni aspettativa, l’FPR ha respinto il governo genocida ed è proprio nel momento in cui sembra vicino alla vittoria finale che la Francia ha deciso improvvisamente di intervenire con una missione etichettata “umanitaria”.

Rwanda, la fine del silenzio

Rwanda, la fine del silenzio

Ho pubblicato questo libro per evitare che il silenzio diventi amnesia e su consiglio di uno storico, Stéphane Audoin-Rouzeau. Questa è una testimonianza scritta, questa volta, di ciò che ho vissuto, di ciò che ho visto. Inviandoci lì, nessuno ci ha informato prima della partenza. Non sapevamo nulla. Questo era totalmente nuovo nell’esercito. Ed è solo quando siamo arrivati sul posto che abbiamo capito che al contrario dell’ “azione umanitaria”, eravamo li in primis per fermare il Fronte Patriotico Rwandese, quindi impedire la vittoria di coloro che stavano combattendo i genocidari. Genocidari che abbiamo tentato di rimettere al potere, poi abbiamo aiutato a fuggire, riarmandoli oltre il confine nello Zaire (Oggi Repubblica Democratica del Congo)”.

Con questa preziosa testimonianza, noi rwandesi in nome dei nostri periti in quel eccidio pretendiamo che la giustizia francese riprenda il suo camino e dia la giustizia ad un milione di tutsi massacrati sotto il silenzio e indifferenza della comunità internazionale.

L’inchiesta giudiziaria di una possibile complicità del genocidio degli ufficiali francesi in Ruanda  nel 1994 durante l’Operazione Turquoise istituito a Parigi nel 2005 che sembra sepolta deve riprendersi sulla base delle rivelazione di questo ex ufficiale dell’esercito presente sul posto.

Il ruolo della Francia nel genocidio di Tutsi in Ruanda è stato un tabù per politici e soldati francesi per ventiquattro anni. Abbiamo paura che non diventi così anche per la giustizia. Il 31 ottobre 2017, il Presidente della camera istruttoria del Tribunale d’appello di Parigi ha approvato la decisione di un giudice che ha rifiutato di ascoltare i due più alti funzionari dell’esercito francese durante l’Operazione Turquoise.

Attraverso le loro ultime decisioni, i magistrati francesi hanno posto fine alle speranze di tre sopravvissuti Il genocidio ruandese di Tutsi, nel 1994, e alcune associazioni di partiti civili (Survie), la Federazione internazionale delle leghe dei diritti umani (FIDH) e la Lega dei diritti umani (LDH) che hanno posto denuncia.

Nel caso di Bisesero, una regione ruandese in cui diversi ufficiali dell’esercito francese sono sospettati di aver deliberatamente permesso di sterminare diverse centinaia di sopravvissuti, i giudici non hanno ritenuto opportuno per ascoltare l’ex capo di stato maggiore delle forze armate di François Mitterrand e il suo ex vice.

Ma non ci arrenderemo, come ricordava il nostro presidente Paul Kagame che fermò il genocidio dei nostri, “les faits sont têtus”, con il passare del tempo stanno arrivando le testimonianze di molti francesi come Guollaume Ancel, che non riescono a dormire sopra l’appoggio del loro paese all’ultimo dei genocidi del XX° secolo. Il tempo del “not in my name” è sempre in agguato per coscienza dei giusti.

Françoise Kankindi

Presidente Bene Rwanda Onlus

Add comment aprile 6th, 2018

Mantenere viva la memoria del passato per avere consapevolezza del presente

Istituto Tecnico Industriale Statale “Giuseppe Armellini”

Specializzazioni: Elettronica ed Elettrotecnica, Informatica e Telecomunicazioni, Meccanica Meccatronica ed Energia

L.go Placido Riccardi n.13 – 00146 Roma – Distretto 19

Video intervista che ha vinto il concorso “Azioniamo la memoria “- 40 anni senza Peppino Impastato vinto dai ragazzi dell’Armellini intervistandomi.

25 gennaio 2018

GIORNATA DELLA MEMORIA

AULA MAGNA:

8.30 – 9.30: Film-documentario realizzato dagli studenti della 4° G sugli ebrei con l’inserimento di scene sul genocidio in Rwanda

Pausa

10-12: conferenza sul tema

“mantenere viva la memoria del passato per avere consapevolezza del presente”

Moderatore Massimo Frontera (giornalista de “Il Sole 24 Ore”)

  • Ø Giancarlo Di Castro, testimone indiretto

  • Ø Francoise Kankindi, presidente dell’associazione Bene-Rwanda
  • Ø Massimiliano Fiorucci, Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione – Università Roma Tre

Add comment gennaio 25th, 2018

La responsabilità del nostro tempo: la sfida di GariwoNetwork

Giovedì 16 novembre al Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano il presidente di Bene Rwanda, Francoise Kankindi interverrà al primo incontro internazionale per il lancio di GariwoNetwork, la rete che unirà tutti i soggetti impegnati nella diffusione del messaggio dei Giusti. Ottanta Giardini dei Giusti sono sorti in Italia e nel mondo grazie alla passione di amministratori pubblici, associazioni, insegnanti, semplici cittadini, sull’esempio del Giardino del Monte Stella di Milano, nato nel 2003 su proposta di Gariwo.

Bene Rwanda fa parte del GariwoNetwork ed è impegnata nel far conoscere la storia dei Giusti del Rwanda. Nel 1994, in Rwanda, nel giro di tre mesi, tra il 6 aprile e il 18 luglio, un milione di cittadini appartenenti all’etnia minoritaria Tutsi veniva sistematicamente trucidato dai criminali estremisti appartenenti alla maggioranza Hutu per la sola colpa di appartenere ad un’etnia diversa. Un  omicidio ogni dieci secondi avveniva sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale.  In questo contesto, molti obbedirono agli ordini ed uccisero, violentarono e torturarono, pochi coraggiosi, negando la  logica del genocidio e mettendo a rischio la propria vita scelsero di opporsi all’orrore e di salvare altri esseri umani. E’ a  loro a cui va il nostro tributo raccontando la storia di alcuni di loro e promuovendo la creazione dei Giardini dei Giusti In Rwanda.

Gariwo Network

La responsabilità del nostro tempo

Add comment novembre 16th, 2017

Un viaggio nel conflitto attraverso la musica, il teatro e la vita

Una candidata al Premio Nobel per la Pace, un direttore d’orchestra, unattore, una psicologa e una giornalista protagonisti di una narrazione sul conflitto in occasione della VI Edizione dell’Evento Corporate Annuale diBridge Partners® tradizionalmente incentrato su un tema trasversale alla cultura aziendale e alla managerialità.

Tutto è animato dal contrasto, e langue senza di esso. Giacomo Leopardi

Tutto è animato dal contrasto, e langue senza di esso. Giacomo Leopardi

È di scena il conflitto sul palcoscenico della vita, oggi e da sempre.
Il conflitto è quotidiano e inevitabile più o meno latente, più o meno intenso: in famiglia, sul lavoro, nelle istituzioni.

Vogliamo dare una lettura del conflitto come leva di progresso, di cambiamento e di innovazione. E vogliamo farlo indossando lenti diverse dal solito.

Il conflitto deve trasformarsi in una opportunità: se ci limitiamo a una accezione aziendale, trasformarlo da un costo a un investimento.

Come affrontarlo quindi e farlo evolvere in un’esperienza positiva, fonte di creatività e spinta verso l’innovazione?

Per il nostro evento corporate abbiamo riunito personaggi diversissimi e per molti aspetti affini, per raccontarsi, contaminare e coinvolgere la platea su un tema sempre attuale, i cui confini coincidono con quelli della condizione umana.

Il tutto condito dallo spirito di sempre: fare proposte, senza pretesa alcuna di esaustività.
OSPITI RELATORI

Giovanna Leone – Psicologa e Professore Associato di Psicologia Sociale e della Comunicazione – Università La Sapienza di Roma.
Stefano Lucarelli – Direttore d’orchestra e Fondatore della “Piccola Orchestra di Milano”
Yolande Mukagasana – Scrittrice, autrice di un’autobiografia “La morte non mi ha voluta” e Candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2010.
Paolo Vergnani - Psicologo, Formatore e Membro del Consiglio direttivo del “Master in teatro e media per la formazione e comunicazione d’azienda” – Università Cattolica di Milano.

MODERA
Rosalba Reggio – Giornalista de Il Sole 24 Ore

La partecipazione all’evento è gratuita.

Link all’evento

Venerdì 19 maggio 2017 dalle 08:30 alle 13:30

Sede: Palazzo Castiglioni, Sala Orlando
Corso Venezia, 47 – 20100, Milano  - MM1 Palestro
Tel. 02 7750.504 - vedi mappa

Add comment maggio 18th, 2017

Un giorno vivrò anch’io: Il genocidio dei Tutsi spiegato ai giovani di Pesaro

Yolande Mukagasana, scrittrice e saggista soppravvissuta al genocidio dei Tutsi in rwanda, incontrerà i ragazzi del Liceo Mamiani di Pesaro Venerdì 26 maggio ore 10.30 presso il Salone Metaurense in Piazza del Popolo.

Locandina Pesaro

Locandina Pesaro

Add comment maggio 18th, 2017

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