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Un viaggio nel conflitto attraverso la musica, il teatro e la vita

Una candidata al Premio Nobel per la Pace, un direttore d’orchestra, unattore, una psicologa e una giornalista protagonisti di una narrazione sul conflitto in occasione della VI Edizione dell’Evento Corporate Annuale diBridge Partners® tradizionalmente incentrato su un tema trasversale alla cultura aziendale e alla managerialità.

Tutto è animato dal contrasto, e langue senza di esso. Giacomo Leopardi

Tutto è animato dal contrasto, e langue senza di esso. Giacomo Leopardi

È di scena il conflitto sul palcoscenico della vita, oggi e da sempre.
Il conflitto è quotidiano e inevitabile più o meno latente, più o meno intenso: in famiglia, sul lavoro, nelle istituzioni.

Vogliamo dare una lettura del conflitto come leva di progresso, di cambiamento e di innovazione. E vogliamo farlo indossando lenti diverse dal solito.

Il conflitto deve trasformarsi in una opportunità: se ci limitiamo a una accezione aziendale, trasformarlo da un costo a un investimento.

Come affrontarlo quindi e farlo evolvere in un’esperienza positiva, fonte di creatività e spinta verso l’innovazione?

Per il nostro evento corporate abbiamo riunito personaggi diversissimi e per molti aspetti affini, per raccontarsi, contaminare e coinvolgere la platea su un tema sempre attuale, i cui confini coincidono con quelli della condizione umana.

Il tutto condito dallo spirito di sempre: fare proposte, senza pretesa alcuna di esaustività.
OSPITI RELATORI

Giovanna Leone – Psicologa e Professore Associato di Psicologia Sociale e della Comunicazione – Università La Sapienza di Roma.
Stefano Lucarelli – Direttore d’orchestra e Fondatore della “Piccola Orchestra di Milano”
Yolande Mukagasana – Scrittrice, autrice di un’autobiografia “La morte non mi ha voluta” e Candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2010.
Paolo Vergnani - Psicologo, Formatore e Membro del Consiglio direttivo del “Master in teatro e media per la formazione e comunicazione d’azienda” – Università Cattolica di Milano.

MODERA
Rosalba Reggio – Giornalista de Il Sole 24 Ore

La partecipazione all’evento è gratuita.

Link all’evento

Venerdì 19 maggio 2017 dalle 08:30 alle 13:30

Sede: Palazzo Castiglioni, Sala Orlando
Corso Venezia, 47 – 20100, Milano  - MM1 Palestro
Tel. 02 7750.504 - vedi mappa

Aggiungi un commento maggio 18th, 2017

Un giorno vivrò anch’io: Il genocidio dei Tutsi spiegato ai giovani di Pesaro

Yolande Mukagasana, scrittrice e saggista soppravvissuta al genocidio dei Tutsi in rwanda, incontrerà i ragazzi del Liceo Mamiani di Pesaro Venerdì 26 maggio ore 10.30 presso il Salone Metaurense in Piazza del Popolo.

Locandina Pesaro

Locandina Pesaro

Aggiungi un commento maggio 18th, 2017

23° Commemorazione del Genocidio dei Tutsi in Rwanda: Lottiamo contro il negazionismo Rafforziamo il nostro progresso

Oggi, il 7 aprile, il Rwanda è immerso nella commemorazione del genocidio dei Tutsi. Da ventitré anni, tale data segna l’inizio di un lungo periodo di lutto e di riflessione.

Nel 1994 sono stati massacrati quasi un milione di uomini, donne e bambini – un settimo della popolazione. Nel Paese delle mille colline non c’è una particella, non un villaggio, non una famiglia che non sia stato toccato dal genocidio.

Tema Nazionale Kwibuka 23

Tema Nazionale

Per fortuna il gusto di vivere insieme è ritornato grazie alle sedute collettive dei Gacaca, all’istituzione della Commissione Nazionale di Lotta contro il Genocidio e alla Commissione per l’Unità e la Riconciliazione. Tutte le istituzioni, dal governo all’Umudugudu (municipio) sono stati investiti nel rendere effettivo il mai più.

Il ricevimento del presidente Paul Kagame da Papa Francesco, che ha “implorato il perdono per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all’odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica”, ha aperto una nuova era nei rapporti tra il Rwanda e la chiesa Cattolica, ed è stato un balsamo al cuore di tanti cristiani rwandesi che hanno visto i loro cari massacrati nelle chiese dove avevano cercato rifugio.

I rwandesi stanno investendo nel consolidare il progresso raggiunto e il 4 agosto le elezioni presidenziali confermeranno l’attuale leadership – che non solo ha fermato il genocidio, ma ha anche lanciato il Paese verso uno sviluppo salutato positivamente da tutte le parti.

Quando guardo il Paese dove sono nata, il Burundi dove i Tutsi sono massacrati nel totale silenzio della comunità internazionale, mi viene da gridare al mondo intero che la Convenzione internazionale per la prevenzione del genocidio non è da archiviare, ma deve anzi essere un appiglio a cui aggrapparsi per rendere il nostro mondo libero da massacri di innocenti.

Aggiungi un commento aprile 7th, 2017

Finalmente il Papa Francesco ha implorato il perdono per il ruolo della chiesa nel genocidio dei Tutsi in Rwanda

Il gesto tanto atteso dai rwandesi è finalmente arrivato lunedì 20 marzo quando il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, Sua Eccellenza il Sig. Paul Kagame, Presidente della Repubblica di Rwanda.

Papa Francesco & Presidente Kagame

Incontro Papa-Kagame

“Durante i cordiali colloqui sono state ricordate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e il Rwanda. Si è apprezzato il notevole cammino di ripresa per la stabilizzazione sociale, politica ed economica del Paese. E’ stata rilevata la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa locale nell’opera di riconciliazione nazionale e di consolidamento della pace a beneficio dell’intera Nazione. In tale contesto il Papa ha manifestato il profondo dolore suo, della Santa Sede e della Chiesa per il genocidio contro i Tutsi, ha espresso solidarietà alle vittime e a quanti continuano a soffrire le conseguenze di quei tragici avvenimenti e, in linea con il gesto compiuto da San Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000, ha rinnovato l’implorazione di perdono a Dio per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all’odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica. Il Papa ha altresì auspicato che tale umile riconoscimento delle mancanze commesse in quella circostanza, le quali, purtroppo, hanno deturpato il volto della Chiesa, contribuisca, anche alla luce del recente Anno Santo della Misericordia e del Comunicato pubblicato dall’Episcopato rwandese in occasione della sua chiusura, a “purificare la memoria” e a promuovere con speranza e rinnovata fiducia un futuro di pace, testimoniando che è concretamente possibile vivere e lavorare insieme quando si pone al centro la dignità della persona umana e il bene comune”.

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Aggiungi un commento marzo 20th, 2017

I MUSULMANI IN RWANDA, UNA COMUNITÀ CHE SALVÒ I TUTSI DURANTE IL GENOCIDIO

Editoriale per Gariwo, in occasione della giornata europea dei giusti, il 6 marzo.

L’Islam, sunnita, è stato introdotto in Rwanda dai commercianti musulmani dalla costa orientale dell’Africa nel XVIII secolo. Dalla sua introduzione, l’Islam è stata una minoranza rispetto alla religione cattolica maggioritaria introdotta durante il periodo coloniale.

Durante il genocidio dei Tutsi in Rwanda, l’Islam non è stato tra gli obiettivi del genocidio, per cui i musulmani hanno potuto tenersi lontano dai massacri proteggendo i Tutsi della loro comunità. Infatti il posto più sicuro a Kigali durante il genocidio fu Biryogo, il luogo dove si riunì la maggior parte dei musulmani.

Moschea di Nyamirambo

Moschea di Nyamirambo

Quando i genocidari Hutu invasero il loro quartiere Nyamirambo, gli Hutu musulmani si rifiutarono di collaborare dicendo di dare più importanza alla loro religione che alla loro etnia. Gli Hutu musulmani non salvarono soltanto la vita dei Tutsi musulmani, ma anche quella di migliaia di Tutsi cristiani.

L’Imam di Kigali ha chiesto pubblicamente di fermare i massacri e vietò ufficialmente alla comunità di partecipare al genocidio. Ovviamente non sono mancati alcuni incidenti in cui i Tutsi sono stati massacrati – in particolare l’attacco alla Grande Moschea di Nyamirambo, dove centinaia di musulmani si erano rifugiati. Qui inizialmente i profughi Hutu e Tutsi hanno resistito agli interahamwe lanciando pietre e frecce, ma quando la milizia Hutu ha attaccato con armi da fuoco è riuscita a entrare nella moschea e ha massacrato i profughi Tutsi.

In alcuni casi, gli Hutu avevano paura di cercare i Tutsi musulmani convinti che i musulmani e le loro moschee fossero protetti da una potente forza musulmana, amajini. Ad esempio, a Cyangungu, la moschea è stata bruciata ma gli aggressori sono fuggiti invece di distruggerla completamente con i musulmani dentro, poiché credevano che fosse pieno di jini. Quando un Hutu musulmano cadeva nella follia genocida, cercando di uccidere qualcuno, il resto della sua comunità gli chiedeva prima di prendere il Corano in mano e di giurare di rinunciare alla sua fede. Visto che nessun musulmano oserebbe violare il libro sacro, la maggioranza non partecipò ai massacri e per questo molti Tutsi si salvarono.

Tuttavia non mancano delle eccezioni. Il più famoso fu Hassan Ngeze, considerato una delle menti dell’ideologia anti-Tutsi, grande propagandista autore dei dieci comandamenti dell’umuhutu . L’altro è Yussuf Munyakazi, autoproclamato imam, condannato con l’accusa di genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda per il suo coinvolgimento nell’omicidio di migliaia di Tutsi nella Chiesa cattolica.

Dopo il genocidio, il Rwanda ha concesso all’Islam gli stessi diritti e libertà al cristianesimo e il presidente Paul Kagame ha ringraziato la Comunità Musulmana per la sua condotta esemplare nell’opporsi ai massacri salvando tanti Tutsi durante il genocidio del 1994.

Aggiungi un commento marzo 3rd, 2017

DIRITTI UMANI NELLE SCUOLE: INTEGRAZIONE E INTERCULTURA

GENESI E FORMAZIONE DELLA “CULTURA DEL GENOCIDIO”, RACCONTARE IL RWANDA DEL ‘94.

Progetto di consulenza scolastica a cura di Bene Rwanda Onlus

Introduzione

Conoscere ed educare ai diritti umani è sempre più un’esigenza sentita non solo a livello istituzionale internazionale ma anche e soprattutto all’interno della società civile. Numerosi programmi scolastici sono stati messi in atto, negli ultimi anni, per venire incontro ad esigenze specifiche della società contemporanea, che richiede una conoscenza sempre maggiore di fronte ai drammi del passato al fine di dotare i giovani degli strumenti necessari per distinguere, analizzare e valutare le tragedie del presente e prevenire quelle del futuro.

Educare ai diritti umani significa infatti anche educare alla legalità, alla cittadinanza attiva, alla democrazia, alla non-violenza, all’accettazione delle diversità culturali, alla pace e allo sviluppo sostenibile e rispettoso delle esigenze delle minoranze e dell’ambiente in cui esse vivono. Il dibattito sui diritti umani è dunque di fondamentale importanza e capace di aprire una serie di orizzonti di discussione in grado di investire diversi campi dello scibile. Esercizio di conoscenza e di partecipazione democratica al vivere moderno, il dibattito sui diritti umani deve avvalersi dei giusti strumenti teorici e dei corretti riferimenti storici.

Bene-Rwanda Onlus, associazione impegnata nella difesa dei diritti umani e nella conservazione della memoria delle tragedie umanitarie, in particolare quelle concernenti le popolazioni africane,  intende proporre una pluralità di progetti educativi sulla “cultura dei diritti umani”, una lente d’ingrandimento su quello che troppo spesso, per interessi economici e politici, viene omesso o addirittura nascosto.  Il caso specifico del genocidio del Rwanda, avvenuto nella primavera del 1994, sarà portato alla conoscenza degli studenti attraverso analisi storiche, giornalistiche e soprattutto attraverso la testimonianza diretta dei profughi. I consulenti della Onlus svilupperanno il dibattito fino ad arrivare all’attualità, ovvero fino ai processi tuttora in corso ai danni dei criminali, alle pratiche di estradizione, alla recente abolizione della pena di morte da parte del presidente rwandese Paul Kagame, premiato a Roma dall’Associazione “Nessuno Tocchi Caino”. I consulenti della Onlus si avvarranno inoltre di materiali audiovisivi concernenti in particolare il genocidio del Rwanda con proiezioni di film, documentari, reportage giornalistici ed esibizioni fotografiche.

Destinatari e finalità

I principali destinatari del progetto sono tutti gli studenti delle scuole primarie e secondarie, con corsi specifici e appropriati in rapporto all’età degli alunni e al programma didattico.

In particolare, per gli studenti delle scuole superiori, il progetto intende fornire strumenti generali di analisi sui principali concetti dei diritti umani per poter poi focalizzare l’attenzione sul genocidio che avvenne in Rwanda nel 1994. In questo modo si intende sviluppare negli alunni, attraverso lo studio di un caso specifico, la capacità di sapersi rapportare al dibattito generale dei diritti umani e della loro violazione nel mondo contemporaneo.

Metodologia

Le lezioni si baseranno sul coinvolgimento degli studenti che saranno portati a sentirsi protagonisti di una storia in divenire, quella appunto dei diritti umani. Agli studenti saranno offerti strumenti critici da esperti del settore, insegnanti e giornalisti; visioneranno inoltre filmati e fotografie mentre l’incontro con i sopravvissuti rwandesi rappresenterà il momento della scoperta e del contatto diretto con una realtà tragica e recente.

Strumenti

Materiale didattico e informativo messo a disposizione dalla Onlus Bene Rwanda

Materiale audiovisivo messo a disposizione dalla Onlus Bene Rwanda

Documentari e reportage giornalistici

Materiale fotografico della giornalista Veronica Spedicato

Docenti e consulenti

Francoise Kankindi, presidente Onlus Bene Rwanda

Stanley Safari, coordinatore Onlus Bene Rwanda

Veronica Spedicato, giornalista e docente

Yolande Mukagasana, Scrittrice sopravvissuta al genocidio dei Tutsi in Rwanda

I corsi

Tutti i corsi proposti dalla Onlus sono strutturati in moduli per permettere la definizione di percorsi didattici personalizzati che potranno essere concordati dai docenti con la consulenza dei nostri esperti. I corsi base proposti dalla Onlus potranno dunque essere arricchiti e modificati a seconda delle esigenze delle singole scuole. Nello specifico, è possibile strutturare il percorso didattico con l’aggiunta di uno o più moduli che prevedono la visione guidata di film e/o documentari col fine di ampliare  le conoscenze in materia da parte degli alunni e prepararli a una più matura comprensione della tavola rotonda.

Progetti Bene Rwanda Onlus Scuole a.s.2016-2017

Aggiungi un commento febbraio 1st, 2017

DALLA MEMORIA DELLA SHOAH AI GIUSTI DEL NOSTRO TEMPO

Una legge per ricordare il bene

Camera dei Deputati

Palazzo Montecitorio – Sala del Mappamondo

26 gennaio 2017 ore 14.30

Saluti

Marina Sereni – Vice Presidente della Camera dei Deputati

Noemi Di Segni – Presidente UCEI – Unione Comunità Ebraiche Italiane

Victoria Bagdassarian – Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia

Emanuele Fiano – Deputato, Capogruppo PD Commissione Affari

Costituzionali

Gabriele Nissim – Presidente Gariwo, la foresta dei Giusti

Introduce

Milena Santerini - Deputata Democrazia solidale – CD, Presidente Alleanza

Parlamentare contro l’intolleranza e il razzismo del Consiglio d’Europa

Modera

Antonio Ferrari – Editorialista Corriere della Sera

Interventi

Emilio Barbarani - Ambasciatore

Stefano Levi Della Torre - Saggista

Giorgio Mortara - Vice Presidente UCEI

Françoise Kankindi – Presidente Bene Rwanda

Dalla Memoria della shoah ai Giusti del nostro tempo: Intervento di Françoise Kankindi

Video dell’intero Convegno

Aggiungi un commento gennaio 27th, 2017

RWANDA 22 Anni:Intervento di Francoise Kankindi

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Yolande Mukagasana

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni :Interventi di Fillea Cgil Roma e Lazio, Cgil e SPI Roma e Lazio

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Moni Ovadia

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Enrico Calamai

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA 22 Anni:Intervento di Francesco Alicicco

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA 22 anni:DOMANDE

Aggiungi un commento aprile 14th, 2016

RWANDA, AL VIA LE CELEBRAZIONI PER IL XXII ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEI TUTSI

(OMNIROMA) Roma, 07 APR – “Tra il 6 aprile e il 4 luglio 1994 si è consumato in Rwanda uno dei più terribili crimini della storia dell’umanità: il genocidio dei Tutsi da parte degli estremisti dell’Hutu Power. Nell’arco di cento giorni furono massacrate almeno un milione di persone con modalità atroci. Per tenere viva la memoria di quei tragici fatti partiranno oggi per concludersi con il Liberation day le celebrazioni a livello mondiale del XXII° anniversario del genocidio”. Così, in una nota, Françoise Kankindi, presidente della Onlus Bene Rwanda. “Riconoscere e valorizzare la memoria di quegli eventi – precisa – significa anche educare le nuove generazioni a una cultura di pace, di speranza, al rispetto reciproco e al confronto democratico. Ed è proprio nell’ambito delle celebrazioni per il XXII° anniversario che abbiamo concepito, di concerto con la Cgil di Roma e del Lazio, la Fillea e lo Spi Cgil di Roma e del Lazio, una giornata di condivisione per la memoria delle vittime, la solidarietà ai sopravvissuti, la giustizia e la costruzione di un mondo libero dalle discriminazioni. L’appuntamento è per giovedi 14 aprile, alle ore 9, presso il Centro Congressi Frentani (via dei Frentani 4)”.

Evento Memoria Condivisa

Programma Evento

Foto Memoria Condivisa 22

Foto Memoria condivisa 22

Link alle altre Foto

EDITORIALI DI GARIWO:  RICORDARE COMBATTENDO L’IDEOLOGIA GENOCIDA

Di Françoise Kankindi

La 22° Giornata della Memoria del Genocidio dei Tutsi, Kwibuka 22, ha come tema la lotta contro l’ideologia genocida che ha permeato profondamente la società ruandese sin dal 1959 per arrivare al suo culmine nel ’94 con la “soluzione finale” di un milione di morti in soltanto 100 giorni.

A molti oppositori, che hanno formato partiti politici su base etnica, non dispiacerebbe tornare all’ancien régime, al Rwanda di prima del 1994. Non nascondiamoci dietro un dito: basta vedere i tanti siti internet o sentire la propaganda che fanno durante le conferenze organizzate ovunque in occidente. Questa gente vive l’unità come un sopruso. Semplicemente, non la capisce. Non riesce a concepire un Rwanda dove ci sono soltanto ruandesi, dove sulla carta d’identità non c’è menzione dell’etnia. Considera l’uguaglianza come un’ingiustizia. Per loro il Rwanda è composto da tre etnie, gli Hutu, i Tutsi e i Twa, e deve comandare la più numerosa, vale a dire quella degli Hutu. La loro idea di “comandare” l’abbiamo vista durante i 33 anni della loro dittatura. Discriminazione, umiliazione, odio, un massacro dopo l’altro, fino al genocidio.

Con queste premesse, in quale futuro democratico il nostro paese può sperare? E’ ora che apriamo una vera discussione su questo tema fino ad arrivare al cuore del problema. Da una parte, una maggioranza è convinta di avere tutti i diritti di comandare sulla minoranza senza dover garantirle nessun diritto, a partire da quelli inalienabili come la cittadinanza, la vita, il lavoro e lo studio. Tutto ciò è la prova che l’idea della democrazia è stata completamente travisata per tanto tempo dalle nostre parti.

In Rwanda il primo presidente Grégoire Kayibanda aveva organizzato sistematicamente i massacri della minoranza Tutsi senza alcuna remora di incorrere in qualsivoglia guaio giudiziario. Qualsiasi tentativo di denunciarlo è caduto nel vuoto. Il suo successore, Juvenal Habyarimana, che l’ha destituito tramite un golpe di stato, non è stato da meno. Sotto la dittatura di quest’ultimo, oltre a insistere sulle carte d’identità etniche (eredità della colonizzazione belga) per negare il lavoro e diritto ai tutsi, ha introdotto un ulteriore elemento di discriminazione con il regionalismo. Quelli che provenivano dal nord, la sua regione di origine, avevano la precedenza per accedere ai migliori posti di lavoro.

Oggi, finalmente, il Rwanda si è buttato alle spalle la logica genocida grazie all’attuale presidente Paul Kagame, il quale non solo ha bandito le etnie, ma ha capito che il “mai più” passa necessariamente non solo dallo sviluppo ma soprattutto dalla promozione di una società libera dalle identità etniche omicide. Ha intuito che la vigilanza non potrebbe essere sinonimo di vendetta, ma non può fare a meno della lotta e dello sradicamento di quell’ideologia genocida che portò al tragico eccidio dei Tutsi. L’impunità di fronte ai crimini contro l’umanità è stata sconfessata dalla creazione dei tribunali Gacaca, unica esperienza al mondo salutata all’unanimità come giustizia partecipativa che ha permesso di giudicare con equità più di un milione di fascicoli di presunti colpevoli di genocidio.

Non bisogna però abbassare la guardia, come dice lo scrittore senegalese Boubacar Boris Diop , “la memoria di un genocidio è una memoria paradossale: più il tempo passa e meno lo si dimentica”. Per fortuna la maggioranza dei giovani ruandesi sono nati dopo il genocidio; a loro non possono essere imputate le colpe dei padri, ma devono sapere ciò che è successo, in modo che si possano sviluppare gli anticorpi contro qualsiasi ideologia genocida.


Aggiungi un commento aprile 7th, 2016

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