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Liberation Day 2010: due italiani premiati

In occasione del Liberation Day 2010, il Governo ruandese ha premiato Maria Pia FanfaniAntonia Locatelli per le loro attività di aiuto ai Tutsi durante il genocidio del 1994 e per il loro impegno contro il genocidio. Fra i premiati anche il capitano Mbaye Diagne che perse la vita in Rwanda durante il conflitto.

Leggi la cronaca della giornata con la lista dei premiati a questo link.

Aggiungi un commento luglio 7th, 2010

ROMA: AL TEATRO ELISEO PER RICORDARE IL SEDICESIMO ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO

Teatro Eliseo pieno, pubblico proveniente da tutta Italia e nutrita presenza di media e istituzioni. E’ così che Roma ha voluto ricordare il genocidio del 1994 alla presenza dei sopravvissuti e dei membri della comunità ruandese. L’associazione Bene Rwanda, che ringrazia per la calorosa partecipazione, pubblicherà nei prossimi giorni sul proprio sito i documenti relativi all’evento di commemorazione oramai giunto alla sua sesta edizione e divenuto appuntamento fisso per la città di Roma.

Invitiamo i nostri lettori ad accedere al canale You Tube di Bene Rwanda per prendere visione della sintesi del collegamento che Rai News 24 ha dedicato all’evento:

Invitiamo i nostri lettori a vedere il video dedicato alla manifestazione da Rai International cliccando il seguente link , da Rai Due al seguente link e da Telestense cliccando il seguente link e a leggere il bel post pubblicato da Alfredo Borrelli sul sito di Estrogeni:

Mai più, è il grido di dolore, sgomento, speranza che ho ascoltato sabato da Valens, ventiseienne ruandese, al Piccolo Eliseo, in un incontro organizzato dall’associazione Bene Rwanda. Eravamo lì, io, Valens e tante belle persone (a dire il vero, non sapevo neanche esistesse una così folta comunità ruandese, a Roma), a commemorare la sedicesima giornata internazionale dell’Onu per il genocidio in Rwanda.

Continua a leggere il post a questo link

Aggiungi un commento aprile 12th, 2010

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEMORIA PER IL 16° ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEL RWANDA

In occasione della giornata internazionale della memoria per le vittime del genocidio del Rwanda, il giorno Sabato 10  Aprile 2010,  al Teatro Piccolo Eliseo, Via Nazionale 183, Roma, l’associazione Bene-Rwanda Onlus organizza la consueta manifestazione pubblica sulla storia e sull’attualità del genocidio ruandese del 1994 con la presenza di ospiti autorevoli:

ϖ    16.30-17.00: Apertura XVI Giornata Memoria con la presentazione a cura di Kankindi Françoise, presidente Bene Rwanda Onlus, saluti da parte dei rappresentanti delle istituzioni e messaggio della Comunità Ebraica di Roma.

ϖ     17.00-17.30: Intervista del giornalista Luciano Scalettari a Pierantonio Costa, considerato lo “Schindler italiano” per aver salvato 2.000 Tutsi durante il genocidio, fu Console onorario Italiano in Rwanda ed è candidato al Premio Nobel per la Pace.

ϖ    17.30-18.00: Testimonianza di Yolande Mukagasana, sopravvissuta e scrittrice di fama internazionale, considerata la “Primo Levi” ruandese, è candidata al Premio Nobel per la Pace.

ϖ    18.00-18.30: Presentazione delle candidature al Premio Nobel per la Pace ai Giusti del Rwanda a cura di Giuliano Pisani, Vicepresidente del Comitato Scientifico del Giardino dei Giusti del Mondo di Padova, di Paolo Carrara, Presidente della Fondazione un Raggio di Luce e di David Monticelli, presidente associazione Peace Culture!

ϖ    18.30-18.45: Verrà proiettato un breve trailer del documentario di Alessandro Rocca “Rwanda: la lista del console” e alcuni passaggi di interviste realizzate nel corso delle riprese. Il documentario è prodotto da Sgi srl, rai Cinema, con il sostegno del Doc Film Fund Piemonte.

ϖ    18.45-19.15: Testimonianze dei sopravvissuti del genocidio presenti in sala.

ϖ    19.15-20.00: Mostra fotografica nel foyer del Teatro.

L’evento si avvale dei Patrocini della Provincia di Roma, presente in sala nella persona della Vice Presidente Cecilia D’Elia, della Regione Lazio, del Giardino dei Giusti del Mondo di Padova, del Comune di Padova, delle Rappresentanze in Italia dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. Il rappresentante delle Nazioni Unite in Italia, Fabio Graziosi, darà lettura al messaggio del Segretario Generale Ban Ki Moon.

CONTATTI

www.benerwanda.org

Bene-Rwanda Onlus
Via G. Mengarini 41 00149 Roma
cell. 3771615080
francoise.kankindi@gmail.com

Ufficio Stampa
Cell. 328 6334318
press@benerwanda.org

Nell’estate del 1994, mentre l’attenzione mediatica internazionale era concentrata sui mondiali di calcio negli Stati Uniti, in Rwanda si consumava una delle più grandi tragedie della storia moderna: nel giro di tre mesi, tra il 6 aprile e il 19 luglio 1994, un milione di cittadini Tutsi e Hutu moderati venivano trucidati dagli estremisti appartenenti alla maggioranza Hutu. Un omicidio ogni dieci secondi avveniva sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale che ignorò le invocazioni d’aiuto del Generale Dallaire, comandante della missione di pace dell’Onu.

Bene Rwanda, che in lingua Kinyarwanda significa “figli del Rwanda”, è un’associazione “no profit” fondata e diretta da cittadini ruandesi, che risiedono e lavorano da anni in Italia, che conta fra i suoi membri anche moltissimi cittadini italiani. E’ dal 2006 che Bene Rwanda celebra a Roma la giornata della memoria per il genocidio del Rwanda avvelendosi dei patrocini del Comune di Roma, della Provincia di Roma, della Regione Lazio, delle Nazioni Unite e organizzando eventi in strutture quali la Casa della Memoria e il teatro Eliseo.
Bene Rwanda ha sempre contato sulla partecipazione di personaggi di spicco del mondo dello spettacolo e della cultura italiana e internazionale come il premio Nobel Dario Fo, Jacopo Fo, la menzione onorevole Unesco per la pace, Yolande Mukagasana, lo scrittore senegalese Boubacar Boris Diop, il giudice del Tribunale Penale Internazionale, Flavia Lattanzi. L’associazione è, inoltre, presente con i suoi membri, e in particolare con i sopravvissuti del genocidio, nelle scuole superiori di Roma per portare la testimonianza diretta dell’orrore di ogni guerra. Tutte le iniziative dell’associazione hanno ottenuto ampio successo di pubblico e grande attenzione mediatica così come documentato sul sito web www.benerwanda.org. Africani, italiani, ma anche cittadini palestinesi, libici, curdi, armeni, e molte altre diaspore hanno spesso trovato nelle giornate della memoria organizzate da Bene Rwanda la possibilità di unirsi in un abbraccio solidale e interculturale.

Scarica qui l’invito alla Giornata Internazionale della Memoria

Aggiungi un commento marzo 23rd, 2010

Genocidio rwandese: Agathe Habyarimana arrestata nell’Essonne

A picture taken in 1977 shows President Juvenal Habyarimana, left, and his wife, Agathe

A picture taken in 1977 shows President Juvenal Habyarimana, left, and his wife, Agathe

AP | 02.03.2010 | 11:29

Abbiamo appreso da fonti giudiziarie che Agathe Habyarimana, la vedova del presidente rwandese Juvénal Habyarimana, morto in un attentato ritenuto l’evento scatenante del genocidio della primavera del 1994 in Rwanda, è stata arrestata martedì mattina nella sua casa di Courcouronnes (Essonne).

Era oggetto di un mandato di arresto internazionale per “genocidio” emesso in Rwanda. Questo arresto avviene nei giorni successivi alla visita di Nicolas Sarkozy in Rwanda, dove il presidente ha detto di voler “voltare pagina” e “riconciliare le nazioni” per mezzo di “una cooperazione economica, politica e culturale” tra i due paesi.
Il Consigio di Stato aveva rifiutato ad Agathe Habyarimana il ricorso in cassazione contro il rifiuto della sua domanda di ammissione allo statuto di rifugiata in Francia nell’ottobre del 2009.
Fatta uscire dal Rwanda il 9 aprile 1994 dai militari francesi, ha vissuto nello Zaire e in Francia, senza un vero titolo di soggiorno. Nel 1998, il Gabon le ha concesso, sotto falsa identità, un passaporto diplomatico.
Agathe Habyarimana aveva depositato nel 2004 una domanda di asilo presso l’Ente francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi (OFPRA), che è stata rifiutata nel 2007. Questo rifiuto era stato successivamente confermato dalla Commissione di ricorso dei rifugiati (oggi Corte nazionale del diritto d’asilo), in virtù della Convenzione di Ginevra e per la sua presunta implicazione nella politica genocidaria del regime rwandese.

AP

Aggiungi un commento marzo 4th, 2010

Lettera di Yolande Mukagasana al Ministro Bernard Kouchner

Mittente:

Yolande Mukagasana
Belgio

Destinatario:

Sig. Bernard Kouchner
Ministro
degli Affari Esteri

Oggetto: La riconciliazione Francia-Rwanda

Egregio Signor Ministro,

Vorrei anzitutto augurarle un felice anno nuovo 2010, basato soprattutto sulla riconciliazione tra i nostri due paesi, la Francia e il Rwanda.

Signor Ministro, non ho mai dubitato della sua umanità. Questo è il motivo per cui non smetterò di scriverle quando sentirò la necessità di parlarle. Le ricordo che sono una superstite del genocidio dei Tutsi del Rwanda, in cui ho perso tutta la mia famiglia, ma in particolare mio marito e tutti i miei figli. Il Governo francese dell’epoca ha una grossa responsabilità nella mia storia drammatica, come in quella di molti superstiti. E so che lei lo sa, come lo sappiamo noi.

Signor Ministro, mi lasci esprimere le mie felicitazioni per aver potuto sbloccare la situazione diplomatica tesa tra la Francia e il Rwanda, non importa in che modo, poiché l’essenziale è che la Francia e il Rwanda possano parlarsi. Ma sono felice di tutto ciò che lei ha fatto e del fatto che il suo sforzo abbia portato a qualcosa. Mi auguro che la Francia viva nella sincerità e non con quella specie di disprezzo che ha caratterizzato la Francia politica, nella convinzione di poter manipolare gli Africani per raggiungere i propri scopi.

Signor Ministro, il motivo principale della mia lettera è tutt’altro che politico, poiché io non sono una politica. Faccio solamente parte di questa società civile che ha sofferto e che soffre ancora a causa del genocidio. Questo genocidio in cui la Francia ha sempre sostenuto i colpevoli, sia Rwandesi, sia francesi. Se le scrivo questa lettera, è per metterla in guardia per quello che riguarda il genocidio dei Tutsi. Il fatto che il mio paese, il Rwanda, si apra al dialogo con la Francia, non cancella il genocidio e soprattutto le responsabilità francesi in questo genocidio. No, affatto. Le ricordo, Signor Ministro, che un genocidio è un crimine imprescrittibile.

Come nella mia precedente lettera, le ripeto che lei è un medico, signor Ministro. Lei sa che la ricostruzione psicologica delle vittime passa anzitutto dal riconoscimento di ciò che hanno subito. Questo riconoscimento, la Francia ce l’ha rifiutato. La Francia non ci ha mai riconosciuto come sofferenti. Oggi, se la Francia si rivolge di nuovo al Rwanda, ci aspettiamo, da parte della Francia, anzitutto il riconoscimento del nostro genocidio.

Lasci che io le porga ancora una volta, Signor Ministro, le mie congratulazioni per ciò che propone, assieme al Ministro della Giustizia, la signora Michèle Alliot-Marie: la creazione di un polo “genocidi e crimini contro l’umanità” al TGI di Parigi. Ma, signor Ministro, lei sa più di chiunque altro che ciò non è possibile, a meno che la Francia non modifichi le proprie leggi! Lei sa che la Francia non si è mai data una legge di competenza universale per giudicare i genocidi. Lei sa che in Francia sono state votate leggi specifiche per i crimini di guerra per il Rwanda e il Kosovo. Ciò significa che la competenza universale è applicabile in Francia unicamente per i crimini di guerra relativi a questi due paesi. La Francia lo ha fatto forse nella speranza di arrestare coloro che sono stati incolpati dal vostro giudice antiterrorista Jean-Louis Bruguière per avere commesso, diciamo così, l’attentato contro l’aereo del Presidente Habyarimana. Fintantoché le cose rimarranno come sono in Francia, ciò è inaccettabile e lei tortura ancora una volta i superstiti del genocidio dei Tutsi.

Wenceslas Munyeshyaka e molti altri, contro i quali abbiamo sporto denuncia, vivono un’impunità senza pari in Francia. Il dottor Rwamucyo, che vive ora in Belgio, non lavorava in Francia, nonostante fosse sulla lista dell’Interpol? Come molti, molti altri, Signor Ministro. Cosa pensate di fare? Dateci delle spiegazioni. È sempre bene avere delle intenzioni, ma intenzioni e belle parole non sono più sufficienti. Ci aspettiamo azioni concrete, signor Ministro.

Noi, i superstiti del genocidio, auspichiamo che le vostre intenzioni si trasformino in azioni. Ci aspettiamo una riparazione, signor Ministro. Quanto all’aiuto della Francia, se ce n’era l’intenzione, essa si sarebbe manifestata già quindici anni fa. Abbiamo bisogno di vedere i nostri diritti rispettati e, tra l’altro, il diritto alla giustizia e la riparazione che ne seguirebbe. Il popolo francese ha bisogno della verità sulle responsabilità dei suoi politici e militari durante il periodo dal 1990 al 1994.

Infine, Signor Ministro, le porgo ancora una volta le mie congratulazioni per aver sbloccato la situazione diplomatica tra la Francia e il Rwanda. Resta da sbloccare la situazione politico-giuridica tra il Rwanda e la Francia. Ma, ancora una volta, le rinnovo la mia fiducia, perché tutto non può essere fatto allo stesso tempo. I suoi figli e le generazioni umane la ringrazieranno.

Nella speranza che la nostra fiducia non sarà mai tradita, le porgo, Signor Ministro, tutti i mie ringraziamenti.

In fede,

Yolande Mukagasana
Superstite del genocidio dei Tutsi
Scrittrice

Presidente di Nyamirambo Point d’Appui asbl

yoyo

Aggiungi un commento marzo 2nd, 2010

Rwanda: storico mea culpa di Sarkozy

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Mea culpa di Nicolas Sarkozy a Kigali, per il genocidio in Rwanda del 1994. Incontrato il presidente Paul Kagame, il Capo di Stato francese ha bollato il sostegno al precedente governo come “grave errore di valutazione” e per la prima volta ammesso la responsabilità di Francia e comunità internazionale. “Tutti i responsabili del massacro – ha esortato – vengano catturati e puniti”.

“Quanto è accaduto in questo paese – ha poi aggiunto – obbliga la comunità internazionale, e anche la Francia, a riflettere sugli errori che sono stati commessi”.
Accompagnato da Kagame, Sarkozy ha poi visitato un memoriale dedicato alle vittime del genocidio. I due hanno inoltre annunciato l’avvio di una cooperazione economica e culturale. Tra le iniziative di Kigali, la riapertura delle scuole francesi nel paese.
“Rwanda e Francia hanno vissuto un passato difficile – ha detto il presidente rwandese Kagame -. Se oggi siamo qui è però proprio per andare incontro al futuro con nuovi rapporti e nuove relazioni”.

Nel 2006 la rottura delle relazioni diplomatiche. All’origine, il coinvolgimento nell’attentato all’aereo dell’ex presidente rwandese, di cui una corte francese aveva accusato Kagame. Episodio scatenante degli scontri etnici fra Hutu e Tutsi, in cui hanno poi perso la vita circa 800.000 persone.

Guarda il video e leggi l’articolo su Euronews.net

Aggiungi un commento febbraio 26th, 2010

ONU: ACCUSE A DUE PRETI

Due sacerdoti italiani, un ruandese naturalizzato italiano che celebra nella diocesi di Lucca e un prete belga premiato con un milione di dollari dall’Opus Dei, sono accusati dal rapporto degli esperti nominati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di finanziare i gruppi hutu responsabili di efferati massacri nella repubblica Democratica del Congo.

Leggi l’articolo di Massimo A. Alberizzi pubblicato sul Corriere della Sera

Aggiungi un commento novembre 29th, 2009

IL CANADA CONDANNA DESIRE’ MUNYANEZA, COLPEVOLE DI GENOCIDIO

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Il Canada condanna Désiré Munyaneza al carcere a vita. L’uomo è stato riconosciuto colpevole di  genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Un tribunale canadese giovedì ha condannato all’ergastolo il ruandese Désiré Munyaneza, riconosciuto colpevole lo scorso maggio di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità per la sua partecipazione ai massacri del 1994 nel suo paese.Il condannato non potrà chiedere la libertà condizionale prima di aver scontato 25 anni di carcere, ha detto il giudice canadese Andre Denis.  ”I crimini commessi dall’imputato sono i più gravi che possono esistere”
“L’abbiamo visto, l’imputato non solleva alcuna circostanza attenuante e i suoi testimoni hanno spesso negato che vi sia stato un genocidio. Noi sappiamo, tuttavia, che negare il genocidio è uccidere una seconda volta le vittime”, sottolinea nella sua sentenza.
“La pena che ho imposto è severa perché la legge ritiene che i reati commessi dall’imputato sono i più gravi che possono esistere”, aggiunge il magistrato.
Il tribunale ha riconosciuto che i reati in questione sono stati commessi con premeditazione, ha precisato. “E’ una sentenza  che riflette lo spirito della legge e la gravità dei crimini commessi”, ha affermato il rappresentante dell’accusa, il Sig. Pascale Ledoux.
“Questa sentenza sarà accolta calorosamente in Ruanda”, ha detto un rappresentante dell’Associazione dei Parenti e amici delle vittime del genocidio in Ruanda, Jean-Paul Nyilinkwaya. “Speriamo che ci saranno altre cause. Sappiamo che ci sono altre persone in Canada sospettate di aver partecipato al genocidio”, ha aggiunto. Un messaggio a tutti i genocidiari a Kigali, il ministro ruandese della Giustizia Tharcisse Karugarama ha accolto con favore la sentenza, affermando che “i giudici canadesi hanno inviato un messaggio chiaro a tutti i sospetti genocidiari ricercati dalla giustizia internazionale “.
“Questa condanna dà la speranza che prima o poi, la giustizia canadese seguirà lo stesso percorso nella ricerca di altri sospetti di genocidio in cerca di asilo in questo paese”, ha commentato il signor Karugarama, intervistato dall’AFP.
Arrivato in Canada nel 1997, il signor Munyaneza è stato arrestato a Toronto nel 2005. Detenuto da quella data, è stato processato da un tribunale di Montreal che lo ha condannato al carcere a vita senza possibilità di libertà condizionata prima di dieci anni per violenze sessuali e a otto anni di carcere per saccheggio. Gli avvocati difensori di Munyaneza hanno annunciato che ricorreranno in appello contro queste condanne.
Il suo processo ha avuto inizio nel marzo 2007 e si era trasferito in Ruanda, Tanzania e in Francia dove sono stati ascoltati diversi dei 66 testimoni presentati dalla difesa e dall’accusa.
Munyaneza è stato accusato di aver partecipato al genocidio, perpetrato stupri e uccisioni di civili nella prefettura di Butare tra aprile e luglio 1994 e di aver guidato una delle principali milizie che istituiva posti di blocco della morte in questa regione del sud del Ruanda.
Il genocidio del 1994 in Ruanda ha fatto circa 800.000 morti, secondo le Nazioni Unite, soprattutto tra la minoranza tutsi.

Aggiungi un commento ottobre 31st, 2009

ARRESTATO A FIRENZE PRETE ACCUSATO DI GENOCIDIO

Dal Rwanda del massacro a una tranquilla parrocchia di provincia, a Empoli, dove Don Emmanuel Uwayezu, 47 anni, prete cattolico ruandese, di etnia hutu, è stato arrestato oggi dai carabinieri di Firenze, dopo essere stato raggiunto da un mandato di cattura internazionale. L’accusa: aver preso parte al genocidio dei tutsi perpetrato dagli hutu durante la guerra civile in Rwanda.

Leggi l’articolo dell’Unità

Aggiungi un commento ottobre 22nd, 2009

PARIGI: RIFIUTATO ASILO POLITICO AD AGATHE HABYARIMANA

Agathe Habyarimana, la vedova dell’ex presidente del Rwanda, Juvénal Habyarimana, il cui assassinio nel 1994 scatenò l’inizio del genocidio, si vista rifiutare l’asilo politico in Francia. Il Consiglio di Stato ha validato il capo d’imputazione della prima istanza dove la commissione ha concluso che Agathe Habyarimana aveva giocato un ruolo primario nelle uccisioni dei Tutsi e Hutu moderati visto il suo ruolo “nel cuore del regime genocidario responsabile della preparazione ed esecuzione del genocidio”.

Leggi l’articolo dell’Express: Paris refuse l’asile politique à la veuve du président rwandais

1 comment ottobre 22nd, 2009

INVITO A SOSTENERE IL NOBEL PER LA PACE 2010 AI GIUSTI DEL RWANDA

Scarica e diffondi il nostro volantino: volantino-nobel-2010 

Nell’estate del 1994, mentre l’attenzione mediatica internazionale era concentrata sui mondiali di calcio negli Stati Uniti, in Rwanda si consumava una delle più grandi tragedie della storia moderna: nel giro di tre mesi, tra il 6 aprile e il 19 luglio 1994, un milione di cittadini appartenenti all’etnia minoritaria Tutsi veniva trucidato dagli estremisti Interahamwe appartenenti alla maggioranza Hutu. Un omicidio ogni dieci secondi avveniva sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale mentre la maggior parte degli organi d’informazione preferiva riferire di un semplice “scontro tribale tra selvaggi”. Ma la realtà era un’altra, intricata e profonda, e aveva a che vedere principalmente con la complessità dell’eredità post-coloniale e con gli interessi geopolitici delle potenze occidentali.

Nell’ambito di una sanguinosa guerra civile, molti decisero di obbedire agli ordini, commettendo crimini contro l’umanità, altri riuscirono a mettersi in salvo di fronte alla minaccia del machete, altri ancora rimasero per combattere l’orrore a rischio della propria stessa vita. Sono loro i Giusti del Rwanda a cui va il nostro riconoscimento.

Zura Karuhimbi, candidata al premio Nobel per la Pace 2010, è una donna Hutu che ha nascosto nella sua casa oltre 100 rifugiati Tutsi riuscendo, attraverso vari stratagemmi a evitare le perquisizioni delle milizie Interahamwe. Se fosse stata scoperta Zura sarebbe andata incontro alla morte più atroce, quella destinata agli amici dei Tutsi. Zura è stata recentemente nominata nel Giardino dei Giusti.

Yolande Mukagasana, candidata al premio Nobel per la Pace 2010, è una donna Tutsi che ha visto morire la sua famiglia, un marito e tre bambini, sotto i colpi dei machete. Dopo esser stata salvata da una donna Hutu, Yolande ha iniziato un’incessante campagna per testimoniare il genocidio del Rwanda nel mondo. La sua storia è raccontata nel libro “La morte non mi ha voluta”. Scrittrice di fama mondiale, Yolande ha già ricevuto la Menzione Onorevole Unesco per l’Educazione alla Pace.

Pierantonio Costa, candidato al premio Nobel per la Pace 2010, ricopriva la carica di Console italiano a Kigali nel 1994. Dopo aver messo in salvo tutti i nostri connazionali, tornò nel paese di sua spontanea iniziativa avvalendosi del passaporto diplomatico per mettere in salvo oltre confine circa 2.000 Tutsi. La sua storia è raccontata nel libro “La lista del Console”. Ribattezzato da vari media lo “Schindler italiano”, Costa è stato riconosciuto come Giusto dal Comitato per la Foresta dei Giusti.

Il genocidio dei Tutsi rwandesi costituisce un evento di primaria rilevanza nel panorama storico del Novecento. Purtroppo però, il silenzio, l’abbandono dei sopravvissuti e persino il negazionismo continuano tuttora. La dimenticanza e la cancellazione degli eventi sono il primo passo verso il formarsi dell’incoscienza civile che pone a rischio le generazioni future di ogni società.

Reputiamo dunque indispensabile che sia assegnato un Nobel per la Pace ai Giusti del Rwanda affinché la memoria non vada perduta e affinché la necessità della giustizia sia riaffermata al fine della piena riconciliazione nazionale e internazionale. Il Nobel ai Giusti del Rwanda è anche un monito nei confronti di tutti quei paesi in cui continuano a essere tollerate, coperte o propagandate pratiche genocidiarie.

Visitate il nostro sito www.benerwanda.org e il blog della campagna http://nobelrwanda.blogspot.com/

Scarica e diffondi il nostro volantino: volantino-nobel-2010

Aggiungi un commento ottobre 10th, 2009

ARRESTATO IL GENOCIDIARIO NIZEYIMANA

Arrestato una delle menti del genodidio del Rwanda del 1994.
Sulla sua testa pndeva una taglia di 5 milioni di dollari.
Vai all'articolo del Corriere della Sera

Aggiungi un commento ottobre 8th, 2009

EVENTI NATIVI 2009: IN MEMORIA DEL GENOCIDIO DEI POPOLI INDIGENI

Bene Rwanda, in qualità di gruppo di supporto, invita a partecipare a “Eventi Nativi 2009. In memoria del genocidio dei popoli indigeni”, che si terrà a Roma il 10 e l’11 ottobre 2009 presso la Città dell’Altra Economia a Testaccio e presso il Teatro Valle.

Scarica al seguente link il volantino-eventi-091

Aggiungi un commento settembre 26th, 2009

XV° ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEL RWANDA

Amici,

il 18 luglio 1994 le ultime truppe fedeli al governo genocidario ancora in Rwanda vengono sconfitte dal FPR; il giorno prima, il 17 luglio, Gisenyi, città nell’angolo nord-occidentale del Rwanda sul confine con lo Zaire, ultima roccaforte ruandese dell’Hutu Power, era capitolata: è la fine della guerra civile e del genocidio.

Oggi terminiamo simbolicamente anche queste intense quindici settimane di campagna informativa su una delle più tremende tragedie della Storia dell’umanità, sperando di aver contribuito a rendere un pò di giustizia alle vittime con la nostra testimonianza e di aver svegliato un pò le coscienze sul rischio di scivolare più o meno consapevolmente in derive persecutorie, che partono dalla negazione dei diritti ad una qualche minoranza (i nomi storicamente dati a queste minoranze sono molteplici: armeno, indiano americano, ebreo, zingaro, tutsi, indios, tibetano, extra-comunitario, clandestino) e possono finire con un genocidio.

L’associazione Bene Rwanda ringrazia tutti coloro che ci hanno seguito e coloro che ci hanno dato un contributo indispensabile per informare, incontrarci e per discutere di quelli che sono temi sempre di attualità in quanto alla base della nostra cultura e della nostra capacità di convivere civilmente: la tolleranza, l’amicizia fra popoli, l’incontro e l’accettazione del diverso, l’accoglienza. Sopra tutto la verità e la giustizia che molte persone nel mondo, non solo i sopravvissuti del genocidio del Rwanda, stanno ancora cercando.

Ringraziamo allora, in particolare, l’associazione Peace Culture! senza il cui fondamentale contributo ben poco di tutto questo sarebbe stato possibile, il Maestro Dario Fo, che ci ha onorato di un video e di alcune sue opere pittoriche, Beppe Grillo che ci ha dato spazio sul primo blog d’Italia, Daniele Scaglione, Niccolò Rinaldi (che intanto è stato eletto al Parlamento Europeo!!!), Jacopo Fo, Federico Marchini, Luciano Scalettari e il nostro piccolo grande eroe Pierantonio Costa che ci ha fatto ricordare di essere, in fondo in fondo, “italiani brava gente”. Un ringraziamento anche a tutti coloro che attraverso articoli, interventi e collaborazioni hanno sostenuto la nostra campagna.

L’ultimo e più sentito ringraziamento va però a loro, i sopravvissuti e i testimoni del genocidio, che ci hanno onorato della loro parola. Siamo coscienti che aver dato loro voce rappresenta nient’altro che un piccolissimo passo verso la giustizia che reclamano, ma pensiamo che anche questo piccolo sforzo possa avere una sua importanza non solo per loro ma anche e soprattutto per noi che possiamo far tesoro del loro insegnamento. Yolande Mukagasana, Emmanuel Murangira, Vedaste Kaisabe, e lo scrittore senegalese, Boubacar Boris Diop, hanno consapevolmente scelto di rivivere un incubo nella speranza di trasformarlo nel sogno di un’umanità più giusta che non ripeta gli errori del passato. Il nostro ringraziamento va anche ai membri della Onlus, alla Comunità ruandese e a tutti gli africani che ci dimostrano la loro fiducia appoggiando entusiasticamente le nostre iniziative. Attraverso loro continueremo a raccontare il meccanismo dei genocidi sul nostro sito, nei nostri incontri, nei nostri libri, nelle scuole.

Murakoze!

Aggiungi un commento luglio 29th, 2009

TPIR ARUSHA PROROGA ATTIVITA’ FINO AL 2010

Il consiglio di Sicurezza dell’Onu ha prorogato le attività del Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda (Tpir) fino al dicembre del 2010.

Il tribunale incaricato di giudicare i crimini di genocidio avrebbe dovuto cessare le attività già nel 2008. Scarica il comunicato Afp.

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