TESTIMONIANZE DAL GENOCIDIO/12

luglio 14th, 2009

Brani tratti dal libro “Le ferite del silenzio” di Yolande Mukagasana

 

 11

G. Augustin
36 anni, resistente di Bisesero (Kibuye)

A.G. – Le donne e i bambini raccoglievano i sassi e gli uomini combattevano con gli assassini. Abbiamo cercato di andare sulle colline. C’erano dei camion e dei bus pieni di miliziani e di persone, provenienti da varie zone, che si erano unite a loro. Bisesero è diventato un campo di battaglia. Ci siamo raggruppati sulla collina di Muyira. Gli assassini l’hanno circondata. Hanno cominciato il loro lavoro. I morti erano numerosi, Muyira era coperta di cadaveri di donne, di uomini e di bambini. Siamo stati attaccati tutti i giorni fino all’arrivo dei Francesi. Non eravamo più in molti ed eravamo indeboliti dalla fame, dalle ferite e dal dolore.
Y. M. – I Francesi vi hanno aiutato?
A.G. – I soldati francesi? Sono venuti a dare man forte agli autori del genocidio! È tutto. Ci hanno disarmato, hanno combattuto il FPR, ci sono stati persino dei morti tra loro. Ho visto il cadavere di un soldato francese. Per me, i Francesi sono venuti a sostenere il genocidio.
Y.M. – Non pensi di esagerare un po’?
A.G. – Per niente. I Francesi, nella loro logica di sostegno al governo genocida, ci vedevano come dei nemici. Hanno permesso agli artefici del genocidio di fuggire in Zaire. Per me, i Francesi sono degli assassini.
Y.M. – Per te è importate testimoniare?
A.G. – Il nostro dolore non impedisce al mondo di dormire. Ma ci resta solo la parola. Abbiamo perso tutto, tranne la nostra lingua. Allora, che altro possiamo fare se non testimoniare? Oggi, alla Francia non piace il governo ruandese, quello che ha fermato il genocidio. E per questo non ascolta la nostra testimonianza, non vuole sapere. Ma noi superstiti non siamo il governo ruandese. È come se noi dicessimo che ogni Francese è colpevole del genocidio dei Tutsi. È assurdo. È la Francia che è colpevole di complicità di genocidio, non i Francesi. La Francia discredita il Ruanda di oggi agli occhi del mondo.

  21

SEKAMANA Jean-Marie-Vianney
Circa 36 anni, veterinario, in prigione a Butare

J-M-V.S. – Personalmente, quello che accetto, è che sono stato solidale con gli assassini che erano con me alle barriere. Ma non ho ucciso nessuno con le mie mani. Ma poiché ero con le persone che hanno assassinato, mi dichiaro colpevole. Dividiamo i torti, per solidarietà. Non ho tagliato nessuno con il machete né con il coltello, non avevo fucile per sparare, non ho nemmeno assistito a nessun assassinio. Ma poiché ne perpetravano a qualche metro da dove stavo…
Y.M. – Ma tu, in quanto rappresentante dell’autorità, davi l’ordine di prendere i Tutsi…
J-M-V.S. – No. Eravamo solo insieme…. Si camminava la notte, gli assassini entravano nella casa di una famiglia che conoscevano, ma io, io restavo sulla strada.
Y.M. – Testimoniano contro di te?
J-M-V. S. – Testimoniano contro di me dicendo che ero con loro, ma non dicono che ho ucciso.
Y.M. – Ci sono dei sopravvissuti nella tua cellula?
J-M-V. S. – Si. C’erano dei Tutsi. Ma non erano là. Erano fuggiti.
Y.M. – No. Quelli che erano là al momento in cui avete fatto il genocidio.
J-M-V.S. – Ah! Quelli? Erano nascosti e non li abbiamo visti.
Y.M. – E il bimbo tutsi che accudiva le vostre mucche, dove si è nascosto?
J-M-V.S. – È rimasto da me, a casa.
Y.M. – E non si sapeva che era Tutsi?
J-M-V.S. – Quando si è saputo, era troppo tardi.

 


31

T. Laetitia
30 anni, superstite, Kigali

L.T. – Il 7 aprile, abbiamo dato dei soldi a dei militari per negoziare la nostra salvezza. Il 9 aprile 1994, abbiamo cercato rifugio alla Scuola tecnica officiale. Era piena, i Caschi blu la proteggevano. Ma dopo quattro giorni, il generale R è venuto a discutere con loro e hanno fatto i bagagli e ci hanno abbandonato. Subito dopo la loro partenza, delle granate sono cadute tra la folla, lanciate dalla pista dai miliziani. Siamo scappati disperdendoci nelle strade, con la vaga idea di rifugiarci allo stadio Amahoro. Ma i miliziani ci hanno circondato. Abbiamo fatto segno ad alcuni veicoli di altri Caschi blu che passavano davanti a noi ma non si sono fermati. È allora che un ufficiale ha dato l’ordine ai miliziani di farci salire sulla collina di Kicukiro e di sopprimerci lassù, in modo da evitare che i nostri cadaveri impestassero Kigali. In cima alla collina, abbiamo subito un diluvio di granate, ho visto dei brandelli di carne volare nell’aria. Un’ora e mezza dopo, i miliziani sono entrati nella folla e ci hanno tagliato a pezzi con i machete. Al secondo colpo, sono svenuta. Quando mi sono svegliata, ero completamente nuda. Eravamo forse una decina di superstiti. Ci siamo nascosti nei cespugli. Allora un militare dei FAR è passato vicino a noi. L’abbiamo chiamato e gli abbiamo chiesto di finirci. Ma ha rifiutato. È andato a cercare dell’acqua, poi ci ha indicato una via tramite la quale, venuta la notte, avremmo potuto raggiungere le posizioni del FPR. Così sono stata salvata. Ma dopo il genocidio, ho avuto delle voglie strane. M piaceva mangiare la terra. Ne mangiavo molta e non è molto che ho smesso. Mi piaceva anche il gusto della polvere.
Y.M. – E che speranza hai oggi?
L.T. (sorridendo) – Non ho speranza. Non posso stare molto al sole, altrimenti svengo. Mi basterebbe una piccola somma di denaro per aprire un piccolo commercio, ma so che non l’avrò mai.
Y.M. – Quanto?
L.T. – 150.000 franchi ruandesi. (L’equivalente di 15.000 franchi belgi, 600.000 Lire).
 

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