KWIBUKA 26: XXVI GIORNATA DELLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEI TUTSI IN RWANDA

aprile 7th, 2020

Mentre eravamo tutti rinchiusi nelle nostre case per la pandemia di Coronavirus, Il 7 aprile 2020 in Rwanda iniziava la commemorazione del genocidio del 1994 contro i Tutsi. Veniva reso pubblico tramite i social media un video di una bambina in abiti a brandelli, che singhiozzava in modo incontrollato mentre indicava il punto in cui sua madre e suo padre sono stati uccisi. Il video unico nel suo genere, impone a chi lo vede la triste realtà degli eventi dell’epoca, dove i genitori sono stati uccisi davanti ai propri figli e dove i bambini cercavano di trovare il modo di assicurarsi la propria sopravvivenza rischiando di essere uccisi.

Vogliamo condividere   la storia di questa giovane donna, Marianna Mamashenge, nella speranza che la sua testimonianza possa essere fonte di forza per chi in questi giorni ha perso i propri cari. A 5 anni fu filmata da un gruppo di giornalisti stranieri presenti a Ntarama, nel distretto di Bugesera, nella provincia orientale, mentre vagava nel luogo in cui i suoi genitori erano stati uccisi.

È qui che è rinata dai morti, 26 anni fa, essendo stata annoverata tra i morti nella Chiesa Cattolica Romana di Ntarama, un luogo dove i più crudeli massacri sono stati registrati nel genocidio del 1994 contro i Tutsi. Molti l’hanno conosciuta attraverso questo breve video di 22 secondi in cui è stata intervistata davanti a migliaia di corpi, tra quello del padre e della madre, prima che avessero potuto dagli una sepoltura decente nel Memoriale di Ntarama.

Video intervista di M. Mamashenge nel 1994

Quello che è straziante è vedere come in così tenera età ha potuto raccontare il modo in cui i suoi genitori Alphonse Kagenza e Anastasie Mukagaga sono stati uccisi, un paio di settimane dopo che il Fronte Patriottico Ruanda (RPF) Inkotanyi aveva posto fine ai massacri.

A mio padre hanno sparato e mia madre è stata uccisa con un machete“, ha detto nel video mentre indicava il posto tra le lacrime. “Riconosco mia madre”, disse mentre indicava il suo corpo, “e mio padre il cui corpo è laggiù”, dice nel video davvero difficile da guardare senza piangere. Non solo ha perso i suoi genitori nel genocidio contro i Tutsi, ma anche due suo fratelli sono stati uccisi nello stesso luogo, che ad oggi è uno dei pochi memoriali in cui gli eventi reali, per quanto cupi, sono stati conservati per fare da monito alle generazioni future.

Da bambina, Mamashenge ricorda la maggior parte degli incidenti prima e durante il genocidio che ha colpito la sua vita e la sua famiglia, anche se a cinque anni era ancora troppo giovane per dare un senso all’orrore che li accadeva attorno. Ricorda ancora le circostanze in cui il video è stato registrato da giornalisti stranieri che l’hanno trovata seduta nella chiesa dove giacevano i suoi genitori. “Scapavo dai miei tutori per venire a passare del tempo con i miei genitori perché mi dava la sensazione che fossimo insieme”, ha detto ai giornalisti di Kigali Today da casa sua a Ntarama.

Da qui, nella sua casa nel settore di Ntarama, ha raccontato il calvario della sua famiglia nel genocidio del 1994 contro i Tutsi. “Ricordo bene che tutto è iniziato con lo schianto dell’aereo del presidente Habyarimana il 6 aprile 1994. Ricordo i miei genitori che dicevano che non saremmo sopravvissuti a quell’incidente in quanto Tutsi”, ha detto. Il 7 aprile 1994, la sua famiglia, compreso i suoi genitori e i suoi nove fratelli, così come i loro vicini Tutsi corsero alla Chiesa di Ntarama dove cercarono il rifugio mentre i loro vicini Hutu si accanivano contro di loro e iniziarono a incendiare le loro case.

Oggi Mamashenge è madre di due figli, dice di aver perdonato gli assassini perché non vuole essere prigioniera del suo passato.

Sono malvagi, ma non voglio essere ostaggio del passato. Devo continuare a costruire un futuro più luminoso per me e per i miei figli. Come sopravvissuti al genocidio, non dovremmo mai sentire che tutto è finito per noi“,”Dio ha un piano per ognuno di noi“, dice, ringraziando il governo per il sostegno che gli è stato accordato.

Continua a leggere l’intera storia Testimonianza di M. Mamashenge

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