“DOVE ERO NEL 1994?” DI CARMEN GUEYE

aprile 5th, 2009

Quando penso ad eventi passati, mi entusiasmo – e mi deprimo – sempre meno.  Immagino che con il trascorrere del tempo le immagini vadano a sfocarsi, trattenendo solo i ricordi più vividi o quelli più remoti, caricati dalla memoria quando le cellule erano intonse. Naturalmente la subdola selezione che mettiamo in atto prova a cancellare gli eventi spiacevoli, anche se tiene sempre di riserva qualche episodio detestabile, per ricordarci quanto siamo vulnerabili.

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Molti di noi hanno ottenuto in sorte una vita delle più sopportabili.

Per esempio, io sono nata nell’inoltrato  dopoguerra, in un Italia modesta seppur con ambizioni smodate. Come certe sartine d’antan, con le calze rammendate e tuttavia alla ricerca di un matrimonio da favola, il nostro paese è riuscito sgomitando a entrare nell’anticamera dei bottoni – non proprio nella stanza principale, tuttavia in posizione favorevole per assicurare a molti un relativo benessere.   

Con questo non intendo discorrere del complesso di inferiorità italiano nei confronti delle superiori civiltà, e nemmeno cimentarmi nell’esercizio contrario, esaltare la nostra gloriosa storia più o meno remota e  le nostre impareggiabili tradizioni, magnificando l’ineguagliabile stile delle italiche genti, magistrae nella moda, nella cucina e…non saprei dire in che altro. Di sicuro non mancano persone molto intelligenti,dalle nostre parti: speriamo sempre in loro. Io ne ho frequentate poche,  certamente a causa del mio modesto retroterra culturale. Se magari poi non fossi vissuta nel popolare- agiato quartiere genovese di San Fruttuoso, tutto negozietti, mercati e timori piccolo borghesi, chissà, magari sarei riuscita a guardare al di là del mio orizzonte.

Non dispongo nemmeno di una spessa riserva di senso di colpa, per cui fatico a raggiungere una dimensione interna di  spietata autoanalisi: mi assolvo regolarmente.

Qui mi fermo, onde non deviare verso un’imbarazzante confessione coram populo, che si risolverebbe infine nella frase che mia madre utilizzava per schedare tutta la mia generazione: gioventù bruciata.

E forse un po’ fulminati – ecco un bel vocabolo anni ’70 – eravamo davvero. Pressati da aspettative genitoriali di avanzamento sociale, onusti di una cultura assorbita nostro malgrado non appena avessimo alzato il capo  a osservare una delle tante vestigia del nostro passato plurimillenario, e però fagocitati dal colonialismo culturale USA – o d’altra sponda, dalle rivolte di piazza destra  / sinistra – con ogni buona volontà non avremmo potuto incasellare a dovere ogni evento che ha accompagnato la nostra infanzia, adolescenza, gioventù, maturità. La nostra vita chiamava e dunque, un’occhiata al quotidiano, un libro, una discussione colta al volo, le tribune politiche con i signori in doppiopetto, questo era più o meno tutto. Si tratta di un ennesimo tentativo di autoassoluzione, lo so.                    

 Metto su la mia pellicola.

1963,  entra in casa  la  televisione, funerale di papa Giovanni e  di JFK –

1968 omicidio  ML King e Bob Kennedy

1969 strage di piazza Fontana

1974 Italicus, piazza della Loggia

1976 terremoto del Friuli, primi omicidi BR a Genova

1978 assassinio Aldo Moro

1979 in Iran le donne ricominciano a mettersi il chador…perché?

1980 Strage Bologna,  Ustica, terremoto in Irpinia e nella “mia “ Lucania, ucciso John Lennon

1981 mi laureo, in un’università dove ogni giorno rischi di vederti arrestare un professore sotto il naso; muore Bob Marley

1982 inizio a lavorare nello Stato

1983…ohps, mi sposo e visito l’America. Nasce il Burkina Faso

1989 Caduta muro di Berlino

1992 Mani Pulite. Uccisi Falcone, Borsellino e gli altri.

…………………………………………………………….

2001…..sappiamo quello che è accaduto…che ci hanno detto, cioè.

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Più o meno è tutto, ovvero i moloch che mi occhieggiano dagli angoli della mia esistenza. A parte  episodi privati, disgrazie naturali e qualche morte pop che appare incongrua in mezzo al resto, se dovessi girare un film, tipo “La peggio gioventù”, gli angoli sarebbero questi. Ogni angolo una svolta, perché così vedo il mondo, non a sfera, piuttosto puntuto e chi vuole andare in tondo, un po’ ti prende in giro. Naturalmente confondo cause ed effetti.

In quel vuoto di nove anni la vita è continuata con i suoi affanni. Lo so, nel 1994 è accaduto qualcosa di inaudito, però io non desideravo vederlo attraverso quelle lenti. Come molti, ho tenuto le mie. Cosa aspettarsi, riflettevo,  da un pianeta dove hanno ripreso a sottomettere le donne, non hanno mai smesso di infibularle, continuano a lapidare in piazza o a torturare impunemente dalla Cina all’ America Latina, che, non fosse stato per Sting manco ne avrebbero mai parlato –poi dicono che il rock è per degenerati. Ovvio che accadano cose del genere, in un mondo così.

 Nel 1994 ero una lanciata attivista sindacale, scendevo e salivo su treni e aerei, partecipavo a congressi, scrivevo volantini, ero carina, biondissima e con le minigonne. Da aprile e per tutta l’estate partecipai a un sacco di matrimoni, compreso quello di mia sorella. Ricordo che esplose il successo di Youssu ‘n dour,(con Neneh Cherry) e la sua  “Seven seconds”, l’ unico pezzo che conoscevo quando, anni dopo, andai a un suo concerto.  A maggio morì Ayrton Senna.

A giugno, in Spagna, mi raggiunsero le immagini dei  mondiali di calcio e quelle di OJ Simpson che scappava inseguito dalla polizia.

Sì, bollai la faccenda come l’ennesimo bagno di sangue africano, però onestamente mi soffermai, sì, a un certo punto lo feci. Va bene una settimana, ma qui le notizie arrivano da un pezzo. Non smettono mai? Il solito colonialismo bastardo. Loro, però…anche noi, veramente, durante la guerra…e va bene, ma non così, erano storie di guerre, esecuzioni, qualche torturatore come il mostro di Albenga…e i nazisti? Una minoranza rispetto alla popolazione, su, e tutto è stato debitamente condannato…la shoah…sì,ma in quel caso era diverso…diverso come? Una forma di propaganda politico economica che ha fatto leva sulla paura del diverso e comunque è stato cinquant’anni fa, mica ci si evolve per niente, e questi insistono con le tribù, i clan…

E’ dura distaccarsi dai propri convincimenti, soprattutto se ci piacciono tanto. Chi è liberal/radicale/agnostico ha la ricetta pronta: religioni e tradizioni sono reperti, armi che vengono utilizzate per distorcere i cervelli. Una maggiore laicità – largamente intesa – eliminerebbe queste tentazioni e relegherebbe la dimensione spirituale ed etnica al suo ruolo, un diversivo, un rito alla domenica (o anche in altri giorni, chi ha detto che la domenica debba essere festa per tutti?). Gli interessi economici fanno il resto. Ed io dovrei colpevolizzarmi per questo? E se mai, che fare?

Fu così che iniziai a interessarmi all’Africa, fino ad allora un vecchio pensiero dei tempi delle elementari -, quando suor Clara mi cacciò a forza in testa che gli africani sono nostri fratelli – o un’istantanea dal libro di geografia, un’inquadratura al cinema.

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Mi sciroppai un po’ di libri, documentari e reportage, facilitata da fatti di sangue che coinvolgevano anche reporter italiani. Mi girò la testa, tra Somalia, Liberia, Ciad, bambini che ti guardano con quegli occhi…oh, non era tutto finito trent’anni fa? Quanti aiuti abbiamo mandato, tra tasse e pacchi dono e tutti a dirci:grazie, stiamo sconfiggendo la fame, con queste medicine scomparirà la malaria. E nel frattempo esce l’AIDS e va a falcidiare soprattutto lì.. Si sa, mancano i farmaci, e l’ignoranza, la povertà, la denutrizione. Adottate questi bimbi…no aiutateli a distanza…nella posta quante richieste…lascia perdere, se aiuti tutti…a proposito, che ne è stato del Rwanda, quel posto da interrogazioni, dimmi le capitali di Uganda, Rwanda e Burundi ah ah…le capitali sono sempre state il mio forte…

2004, decennale, esce il film “Hotel Rwanda”. Che bravo Nick Nolte. Io guardo come è confezionato il film, perché mi sono stancata di scandalizzarmi, ho smesso di fare i viaggi nei villaggi vacanze perché magari dietro c’era la guerra – però se fai così affossi la loro economia – , trovo inutile deprecare come una miss Marple davanti al the delle cinque – hai visto che roba? E nessuno fa niente! –

Che facevo tra il 7 aprile e il 15 luglio 1994? Vivevo! Loro, no.

  

Carmen Gueye

 

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