Damas Gisimba Mutezintare e Carl Wilkens, Mustafa Aga Azizoglu, Lida Basso Frisini
Giovanni Borromeo, Benedetto e Isabella De Beni , Odoardo Focherini,
Maria Lazzari, Ferdinando Gardellin
Dimitar Pesev, Angelo Roncalli (Papa Giovanni XXIII)
Programma
Ore 9.30 – Inizio cerimonia
Ore 10.30 – Partenza della Marcia
Cammino dei Giusti del Mondo
Ore 11.00 – Raduno dei ciclisti
Ore 11.30 – Partenza in bicicletta
Motivazione nomina
Damas Gisimba è nato nel 1961. Nel 1980 i suoi genitori, Peter e Dancilla, fondarono il Gisimba Memorial Center, un orfanotrofio che inizialmente ospitava diciotto bambini, situato nel mezzo della zona più difficile della città, il distretto di Nyamirambo. Alla morte dei genitori, nel 1986, Damas gli succedette come direttore. Quando iniziò il genocidio nel 1994, Damas, di etnia hutu, nascose nel soffitto dell’orfanotrofio bambini e adulti tutsi, nel tentativo di salvarli dal massacro. Il Gisimba Memorial Center divenne rifugio per 400 persone protette da Gisimba, che rischiando la sua vita negava alle milizie la possibilità di entrare nel centro. L’orfanotrofio fu individuato. Alcuni giorni dopo i miliziani Interahamwe a caccia di Tutzi o simpatizzanti Tutzi attaccarono l’orfanotrofio e non risparmiarono neonati e bambini. La situazione era disperata. Mancavano cibo e acqua, i bambini non colpiti dai machete morivano di dissenteria. Il massacro era iniziato, quando accadde quello che Gisimba ha definito “un miracolo”: si materializzò il missionario americano Carl Wilkens, il quale aveva disobbedito all’ordine ingiunto dall’ambasciata americana, a tutti i cittadini americani, di lasciare Kigali. Con la sua sola presenza, impugnando il walkie-talkie e facendo capire che stava contattando l’ONU, Wilkens mise in fuga gli assassini, quindi si offrì di portare i superstiti nella propria missione. Gisimba riuscì ad evacuare il centro spostando gli occupanti in Kigali sotto la protezione di Carl Wilkens.
Damas Gisimba
L’11 novembre 2011 l’attore Clive Owen, ambasciatore dell’Aegis Trust (ONG britannica che si batte per impedire crimini genocidari in tutto il mondo), ha dedicato il premio UNESCO a Damas Gisimba e al fratello François, che con lui dirige l’orfanotrofio. Damas continua a dirigerlo. Il centro, punto di riferimento umanitario per il Rwanda durante il genocidio e in questi ultimi venticinque anni, continua a esistere grazie alla generosità di organizzazioni, privati e volontari.
Mentre si avvicina la ricorrenza del ventennale del genocidio dei Tutsi in Rwanda, che nell’arco di 100 giorni tra l’aprile e il luglio del 1994 ha causato un milione di morti in una carneficina prevista ed evitabile, nella quale il resto del mondo ha preferito non intervenire o ha agito come complice per ciniche motivazioni geo-politiche ed economiche, l’Italia si mostra ancora distratta riguardo a quanto sta accadendo nel Nord Kivu, cioè in quella parte di territorio Congolese al confine con il Rwanda, intorno alla città di Goma.
Questa è la zona dove nel luglio del 1994 l’Operation Turquoise della Francia garantì accoglienza ed impunità ai genocidari, comprese le famigerate milizie Interahamwe e quanto rimaneva delle Forze Armate Rwandesi, che fuggivano dal Rwanda incalzati dal Fronte Patriottico Rwandese. Ciò determinò una fortissima destabilizzazione della zona, che ha visto anche la ricostituzione di gruppi armati che si richiamano esplicitamente all’ideologia genocidaria dell’Hutu Power quali le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), e rappresenta motivo di grandissima preoccupazione per il governo e i cittadini Rwandesi, mentre probabilmente, trattandosi di un territorio assai ricco di materie prime, risulta molto utile a trafficanti di vario genere. La forza di mantenimento di pace della Nazioni Unite (MONUSCO), in Congo dall’inizio degli anni 2000, nonostante le dimensioni (tra i 16.000 e i 20.000 uomini) ed i cospicui finanziamenti, non sembra avere ottenuto grandi risultati, ed è stata accusata di inerzia e, in qualche caso, di connivenza con il traffico illegale di oro e avorio e con le FDRL.
Probabilmente anche a causa di questa reputazione, che la rende invisa alla popolazione locale, a luglio di quest’anno la MONUSCO, a guida francese, si è dotata di una “Brigata d’Intervento Offensivo”, alla quale sono permesse azioni di guerra. Si è creata quindi una situazione che vede MONUSCO, Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) e i genocidari delle FDRL uniti contro l’M23 (Movimento 23 Marzo, milizia congolese il cui ex capo Bosco Ntaganda, imputato per crimini di guerra e rifugiatosi in Rwanda, è stato consegnato al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia). Il governo Rwandese, accusato di sostenere l’M23, ha sempre negato in tutte le sedi tale addebito. La MONUSCO è composta prevalentemente da soldati di Paesi africani ed è guidata operativamente dalla Tanzania, nazione in forti difficoltà con il Rwanda, che recentemente a titolo di ritorsione ha espulso dal proprio territorio tutti gli immigrati di origine Rwandese.
Questa situazione, oggetto di un appello internazionale pubblicato sul sito di Bene Rwanda (https://www.benerwanda.org/?p=2193), fa temere la ripresa del disegno genocidario iniziato nel 1959 e tragicamente esploso nel 1994; anche in questo caso la comunità internazionale, se non direttamente interessata nel manipolare le informazioni per nascondere il proprio ruolo, appare drammaticamente assente, nonostante si accumulino i segnali preoccupanti (ad esempio l’esplosione di bombe inviate dal territorio congolese in Rwanda che hanno ucciso una donna e ferito il suo bambino).
Facciamo quindi appello alle fonti di informazione indipendenti affinché diano adeguata copertura a questi avvenimenti, perché la memoria del genocidio dei Tutsi del Rwanda del 1994 e il “mai più” che allora ne seguì servano veramente a proteggere le popolazioni, perché l’Italia si impegni in prima persona per una soluzione politica e negoziata della crisi del Nord Kivu invece di lasciare spazio, nel silenzio, alle armi.
sabato 23 – domenica 24 Novembre 2013 – Treviglio (Bergamo)
Presentazione
Da novant’anni la rivista Africa è impegnata a frantumare stereotipi e luoghi comuni, sforzandosi di mostrare come e quanto il “mondo nero” sta cambiando. La società africana è sconvolta da mutamenti profondi – sociali, politici, economici e culturali – che mettono in discussione equilibri ancestrali e spazzano via i nostri vecchi cliché. Tutto avviene molto in fretta, sotto i nostri occhi. Impossibile fermare la metamorfosi di una società palpitante di vita. Possiamo solo provare ad analizzare e decifrare la rivoluzione che sta cambiando il volto dell’Africa.
Workshop Dialoghi sull'Africa 2013
Nasce da qui l’idea di un fine settimana residenziale, aperto a giovani, studenti, viaggiatori, giornalisti e appassionati d’Africa. Un weekend di incontri per capire, conoscere e confrontarsi, senza la presunzione di capire il continente nero, piuttosto come stimolo ad approfondirne la conoscenza. Perché al di là di ogni previsione, sfidando l’omologazione che sembra avvolgere il pianeta, l’Africa continua a percorrere una strada autonoma, originale e imprevedibile. Quasi a volerci dimostrare che un altro mondo non solo è possibile, esiste già.
Relatori
Claudio Agostoni - Giornalista e critico musicale
Marco Aime – Antropologo e scrittore
Valentina Furlanetto – Giornalista di Radio 24 e scrittrice
Francoise Kankindi – Presidente dell’associazione Bene Ruanda
Elisa Kidanè – Missionaria, giornalista e poetessa
Geneviève Makaping – Giornalista e antropologa
Raffaele Masto - Reporter e scrittore
Marco Pastonesi – Giornalista de La Gazzetta dello Sport e scrittore
Alberto Salza – Antropologo e scrittore
Pietro Veronese – Giornalista de La Repubblica e scrittore
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Programma
Sabato 23 Novembre 2013
Ore 9.15–9.30 Benvenuto e introduzione al Workshop, Marco Trovato – Coordinatore di Africa
Ore 9.30-11.00 Africa 2013: analisi socio-politica degli avvenimenti cruciali, Raffaele Masto – Reporter e scrittore
Ore 11.30-13.00 Sahel, la sponda mancata, Marco Aime – Antropologo e scrittore
Ore 14.30-16.00 Mandela, addio: dove va il Sudafrica?, Pietro Veronese – Giornalista di Repubblica e scrittore
Ore 16.30-18.00 Il genocidio del Ruanda, vent’anni dopo: ragioni, responsabilità, eredità di una catastrofe annunciata”, Francoise Kankindi – Intellettuale ruandese, fondatrice e presidente dell’associazione Bene Ruanda
Ore 18.30-20.00 Il lato oscuro della cooperazione internazionale: le ombre sugli aiuti umanitari e i progetti di sviluppo”, Valentina Furlanetto – Giornalista e scrittrice
Ore 20-21.00 Cena africana
Ore 21.00-22.30 Il cuore del sound: un viaggio, a tappe, nella musica africana, Claudio Agostoni – Giornalista e critico musicale
Le forze delle Nazioni Unite associati ai genocidari!
Di Luigi Elongui, Jean-Luc Galabert, Bruno goûteux, El Memeyi Murangwa, Michel Sitbon tradotto da Françoise Kankindi
24.07.2013
Il testo che segue è un appello. Contro una implementazione politica criminale davanti ai nostri occhi e sotto l’apparenza di buoni propositi e una spessa coltre di disinformazione.
Nel 1994, gli autori del genocidio dei Tutsi in Ruanda sono fuggiti massicciamente nel Kivu – nel confine orientale del Congo. Così, per quasi vent’anni, sotto il nome di FDLR, l’esercito genocidario ruandese e le milizie Interahamwe che li accompagna seminano il terrore in tutta la regione, massacrando le popolazioni, stuprando e saccheggiando, spingendo l’orrore fino ad aggiungere agli stupri la mutilazioni sistematica dei genitali ai fini della sterilizzazione delle donne – nell’ottica genocidaria conforma ai loro programmi.
La loro integrazione nelle forze armate della RDC (FARDC) spiega in parte il fatto che è all’interno dell’esercito governativo che si individua le principali battaglioni di stupratori. [1] Parallelamente, si ricorre sistematicamente “all’accusa nello specchio” tecnica di disinformazione elementare ritrasmesso dalle reti franco-africani per oscuri interessi geopolitici, come la propaganda del governo di Joseph Kabila, susseguito a quello di defunto suo padre. E questo ciò che avrebbe permesso di assegnare la responsabilità di questa guerra fatto contro le donne all’insieme dei gruppi armati de la regione – in particolare al movimento politico-militare dell’opposizione chiamato M23 (Movimento del 23 Marzo).
L’enormità dello scandalo degli ultimi venti anni di violenza che lacerano il Congo orientale ha avrebbe finito per commuovere,e, nello scorso dicembre una petizione internazionale [2] firmato tra gli altri sia dall’ex Presidente Francese, Jacques Chirac, che dalla compagna dell’attuale presidente, Valerie Trierwieler, facendo l’appello che l’Onu intervenga in modo più efficace per aiutare quelle donne martirizzate- indicando come principale responsabile non i FDLR o FARDC, ma il M23 che combatte contro di loro.
E’ così che, all’inizio di luglio 2013, è stata costituita una Brigata d’intervento offensivo de la MONUSCO (Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo), che per la prima volta, in virtù de la risoluzione 2098, adottata dal Consiglio di Sicurezza lo scorso marzo, autorizza le forze “di mantenimento della pace” dell’ONU … a fare la guerra.
Metà luglio, le operazioni militari hanno iniziato tra le parti in campo, le forze armate della Repubblica democratica del Congo (FARDC) avendo messo in atto combattimenti contro il M23, con il rinforzo delle forze genocidarie ruandese e il supporto tattico della Brigata offensiva de la MONUSCO.
Un rapporto delle Nazioni Unite [3] essendo stato recentemente oggetto di una fuga di notizie, conferma che FARDC collabora strettamente con i FDLR genocidari.
Mentre siamo in apprensione per le condizioni critiche di Nelson Mandela, il nostro più grande leader del movimento antiapartheid, il 4 luglio si tiene a Roma, presso la Libreria Griot – Via di santa Cecilia 1, ore 18,00 -, l’ importante convegno: “L’Europa e l’Africa – Diversità, nuovi imperialismi, paternalismo, terra promessa”.
Intervengono: Enzo Barnabà, Francoise Kankindi, Eugenio Melandri, Maria Donata Rinaldi e Niccolò Rinaldi.
Convegno organizzato dal ministero degli estiri sui segnali premonitori messi in campo dalle Nazioni Uniti per prevenire i genocidi. Dopo il mancato intervento dell’ONU per fermare i massacri dei Tutsi in Rwanda nel ‘94, finalmente la comunità internazionale si vuole attrezzare per rendere effettivo il mai più che promise nella convenzione del ’48?
La Storia in Piazza è un grande parco della storia aperto una volta all’anno, ogni anno su un tema diverso, nello spazio ben modulato del Palazzo Ducale di Genova. Specialisti e studenti, visitatori e curiosi possono attraversarlo, immergersi per quattro giorni - da giovedì 18 a domenica 21 aprile – in un grande tema storico, incontrare importanti studiosi italiani e stranieri, ascoltare musiche, seguire spettacoli, guardare immagini, partecipare a dibattiti, tutti incentrati sul tema scelto.
Yolande Mukagasana
Cosa ci può essere di più attuale dei rapporti tra uomini e donne, tra il maschile e il femminile, con le loro variazioni e contaminazioni? Ogni giorno questa dimensione ci colpisce e ci interroga. Sotto forma di eventi drammatici, come il femminicidio e la violenza contro le donne in pace e in guerra: da poco gli stupri sono stati dichiarati dagli stati del G8 crimine di guerra e violazione della Convenzione di Ginevra e una donna sfuggita al genocidio nel Rwanda, Yolande Mukagasana, apre quest’anno La Storia in Piazza (giovedì 18 aprile, ore 9.30).
l’intervento di Yolande alla “La Storia in Piazza” è visibile a questo link:
In occasione della XIXGiornata Internazionale della Memoria per il Genocidio dei Tutsi in Rwanda, le associazioni Bene Rwanda Onlus e Umubyeyi Mwiza Onlus organizzano, domenica 14 aprile 2013 ore 10 presso il Teatro Piccolo Eliseo (via Nazionale 183), la consueta manifestazione pubblica per raccontare ciò che è accaduto nel 1994 in Rwanda e per riflettere sull’attuale emergenza delle guerre in Africa con la presenza di ospiti autorevoli come Yolande Mukagasana, soppravvisuta al genocidio, scrittrice e vincitrice della menzione Unesco per l’educazione alla pace e Moni Ovadia.
Memoria Condivisa 14 aprile 2014
Il dibattito moderato da Francoise Kankindi, Presidente dell’associazione Bene Rwanda e Marie Claire Safari, Presidente dell’associazione Umubyeyi Mwiza, avrà inoltre come ospiti Massimiliano Smeriglio, Vice Presidente della Regione Lazio, Francesco Alicicco, Console Onorario del Rwanda a Roma, Mario Guerci, Segretario Generale Fillea CGIL Roma e Lazio.
L’evento sarà arricchito dalle testimonianze dei sopravvissuti al genocidio, studenti e volontari presenti in sala tra cui quella del Dott. Gaddo Flego, presente a Nyamata dal 8 giugno al 13 agosto 1994, dall’intervento sul negazionismo di Federigo Argentieri, direttore del Guarini Institute e professore di Scienze Politiche presso la John Cabot University e da quello della dott.ssa Silvia Tarsi, Psicologa-Psicoterapeuta-Psiconcologa-Analista Transazionale- Psicoterapeuta E.M.D.R, che presenterà i suoi studi relativi alla sindrome post-traumatrica da stress, una delle conseguenze del genocidio del 1994.
La Giornata della Memoria si chiuderà con la Proiezione del Film LYIZA, di Marie-Clementine DusabejamboRwanda 2011 e con la Mostra fotografica sul genocidio dei Tutsi in Rwanda nel foyer del Teatro.
Rwanda: 19 anni fa il genocidio. Testimonianze di un Paese che fa i conti con la memoria
Ricorreva ieri il 19.mo anniversario l’inizio di uno dei più drammatici genocidi della storia recente: quello del 1994 in Rwanda contro i Tutsi, perpetrato dagli Hutu. Un milione di morti circa in soli tre mesi. Per punire i principali responsabili, politici e militari, nel novembre dello stesso anno fu creato, ad Arusha, in Tanzania, il Tribunale penale internazionale per il Rwanda. Il servizio è di Francesca Sabatinelli:
Lo si ricorda come uno degli stermini più sanguinosi della storia recente: il genocidio in Rwanda, un milione di morti circa tra il 6 aprile e il 19 luglio del 1994. Le vittime furono soprattutto membri dell’etnia Tutsi, uccise dagli estremisti Interahamwe, della maggioranza Hutu. Anche tra questi ultimi però si contarono morti, puniti perché più moderati o perché imparentati con i Tutsi. Oggi, oltre allo sterminio, si ricorda e si condanna l’indifferenza della comunità internazionale e, prime fra tutti, delle Nazioni Unite che assistettero inermi alla barbara violenza che fu classificata come “scontro tribale”, ma che in realtà fu il prodotto dell’eredità post-coloniale. La persecuzione dei Tutsi in Rwanda si registrava sin dal 1959, ma prese la forma del genocidio nel 1994, appunto, dopo la morte del presidente hutu Habyarimana, al potere con un governo dittatoriale. Il 6 aprile, l’aereo sul quale viaggiava con il presidente del Burundi fu centrato da un missile. Ignota ancora oggi la mano dell’assassino: negli anni fu incriminata la moglie, ma allora questo omicidio servì per scatenare la furia contro i Tutsi. Il 7 aprile, a Kigali, la capitale, e nelle zone controllate dai governativi, iniziarono i massacri perpetrati per lo più a colpi di machete. George Gatera, di Butare, è un sopravvissuto, da dieci anni vive in Italia.
Mercoledì 27 marzo alle ore 17 siete invitate/i a partecipare a un importante momento di discussione e confronto sulla violenza sulle donne nelle diverse aree del mondo, compresa l’Italia.
Ne parleremo con donne provenienti da diversi paesi per affermare ancora una volta in modo netto “Mai più violenza sulle donne, su nessuna, in nessun luogo”.
Iniziativa donne migranti CGIL
Saranno presenti:
Françoise Kankindi ( Ass. Bene-Rwanda Onlus)
S.E. Alba Coello (Ministra Ambasciatrice dell’Ecuador)
Fery Rezaeifar (Mediatrice culturale)
Francesca Filippi (Responsabile Centro antiviolenza)
Raheela Zaher (Mediatrice culturale)
Chiara Scipioni (operatrice centro antiviolenza)
Herzy Sprera (Mediatrice culturale)
Dopo la discussione si aprirà lo spazio incontriamoci con dolcezza, un momento di scambio di suoni, parole e cibo tra le donne del mondo.
L’iniziativa, organizzata dalla Cgil di Roma e del Lazio, insieme alla Camera del Lavoro Cgil Roma Centro Ovest Litoranea, si terrà alla Sala Fredda in via Buonarroti 51.
In occasione della XIXGiornata Internazionale della Memoria per il Genocidio dei Tutsi in Rwanda, le associazioni Bene Rwanda Onlus e Umubyeyi Mwiza Onlus organizzano, domenica 14 aprile 2013 ore 10 presso il Teatro Piccolo Eliseo (via Nazionale 183), la consueta manifestazione pubblica per raccontare ciò che è accaduto nel 1994 in Rwanda e per riflettere sull’attuale emergenza delle guerre in Africa con la presenza di ospiti autorevoli come Yolande Mukagasana, soppravvisuta al genocidio, scrittrice e vincitrice della mensione Unesco per l’educazione alla pace e Moni Ovadia.
Il dibattito moderato da Francoise Kankindi, Presidente dell’associazione Bene Rwanda e Marie Claire Safari, Presidente dell’associazione Umubyeyi Mwiza, avrà inoltre come ospiti Massimiliano Smeriglio, Vice Presidente della Regione Lazio, Francesco Alicicco, Console Onorario del Rwanda a Roma, Mario Guerci, Segretario Generale Fillea CGIL Roma e Lazio.
L’evento sarà arricchito dalle testimonianze dei sopravvissuti al genocidio, studenti e volontari presenti in sala tra cui quella del Dott. Gaddo Flego, presente a Nyamata dal 8 giugno al 13 agosto 1994, dall’intervento sul negazionismo di Federigo Argentieri, direttore del Guarini Institute e professore di Scienze Politiche presso la John Cabot University e da quello della dott.ssa Silvia Tarsi, Psicologa-Psicoterapeuta-Psiconcologa-Analista Transazionale- E.M.D.R, che presenterà i suoi studi relativi alla sindrome post-traumatrica da stress, una delle conseguenze del genocidio del 1994.
La Giornata della Memoria si chiuderà con la Proiezione del Film LYIZA, di Marie-Clementine DusabejamboRwanda 2011 e la Mostra fotografica sul genocidio dei Tutsi in Rwanda nel foyer del Teatro.
Il 10 maggio il Parlamento di Strasburgo ha approvato la Dichiarazione scritta che istituisce il 6 marzo come Giornata europea in memoria dei Giusti.
albero firmatari
Il concetto di Giusto, nato dall’elaborazione del memoriale di Yad Vashem per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei, diventa così patrimonio di tutta l’umanità.
Il termine “Giusto” non è più circoscritto alla Shoah ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana.
Bene Rwanda Onlus è tra i firmatari e si unisce a Gariwo nella Celebrazione di tale Giornata e all’iniziativa organizzata da Yolande Mukagasana a Kigali per celebrare i Giusti del Rwanda e Inaugurare l’associazione Garirwa.
Seminario Rwanda Analisi di un genocidio, gli studenti delle classi 2°liv. A e 4°sc.A del liceo “Gioia” hanno presentato il laboratorio storico mostra e videoclip
Yolande Mukagasana, figura instancabile di testimone del genocidio dei Tutsi del Rwanda nel 1994 – in cui in pochi mesi da aprile a luglio furono uccise un milione di persone – sarà a Pistoia dal 1 al 4 dicembre per una serie di incontri, che avranno il punto più alto nel conferimento del Premio Internazionale della Pace, della Cultura e della Solidarietà intitolato a Giorgio La Pira. Ma sarà anche al centro di una serie di eventi, nei quali porterà il suo messaggio straordinario di speranza, di verità, di educazione alla differenza.
La sua opera di testimone da molti anni sui valori fondanti della memoria, della solidarietà e dell’educazione alla differenza, rappresenta un grande messaggio educativo per portare soprattutto le giovani generazioni verso quel quadro di valori, che possa consentire loro di elaborare e costruire un progetto di società più giusta basata sull’accoglienza e sul rispetto dell’altro nella diversità. Perciò l’incontro con Yolande – che è stata a Pistoia numerose volte, sempre all’interno di progetti educativi – ci riporta tutti a un dovere inderogabile: quello della verità e della giustizia; coinvolgendo la nostra coscienza fin nelle sue convinzioni più profonde. Infatti sa comunicare sempre forza e speranza con le sue parole, come nell’ ultimo e toccante testo “Un giorno vivrò anch’io”, in cui si rivolge fiduciosa ai giovani, perché sappiano costruire per sé e i loro figli un mondo di pace. Ribadisce sempre che non vuol fare della sua lotta per la verità una professione, ma la considera insita nel suo dovere di madre e di testimone.
Un genocidio diventa l’orizzonte ineludibile di ogni memoria passata, di ogni tentativo di leggere il nostro presente e di ogni proiezione verso il futuro. Quale messaggio possiamo rivolgere ai nostri giovani chiamati a vivere in una società, nella quale i diversi dovranno convivere e trarre ricchezza proprio dal valore della diversità? Vorremmo rivolgere un ricordo particolare a Diop Mor e Samb Modou, i due giovani senegalesi, uccisi a Firenze da un fanatico di estrema destra della nostra città solo perché neri: un crimine che ferisce la coscienza di tutti noi La voce di Yolande ci richiama costantemente a rifiutare l’indifferenza verso la sofferenza dell’altro,perché non ci possono essere ancora orizzonti di senso, se non abbiamo il coraggio di confrontarci con questi avvenimenti, di incontrare i sopravvissuti con il loro messaggio. Con la sua coinvolgente testimonianza riesce a incarnare, a far rivivere non solo i suoi amatissimi figli, Christian, Nadine e Sandrine, ma tutte le persone, che non hanno conservato il loro volto, che non hanno conservato il loro nome, che si sono voluti spogliare di storia. . Dopo essere a lungo vissuta a Bruxelles, Yolande nel 2011 è tornata a vivere nel suo paese, dove lavora in progetti a sostegno dei sopravvissuti, delle donne violentate, degli orfani. Con il suo impegno dà significato alla propria vita e un possibile orizzonte alla nostra. ce lo indica con parole indimenticabili: La mia coscienza e il mio spirito sono svegli, il risveglio contro atti cattivi, il risveglio per rifiutare il male. Un risveglio per ricostruire sopra la morte e rimanere sensibile. Il risveglio per la sopravvivenza degli uomini, per proteggere i bambini e per salvare l’umanità. La vita ritorna solo quando si ricostruisce. Amerei essere lo strumento della felicità, il vettore della gioia e della vita. Rifiuto di essere lo strumento dell’infelicità e della morte. Non voglio essere la base del dispiacere e della mia distruzione finale. La mia fatica è la mia felicità e rimane una fatica ben meritata. E una fatica riparatrice della vita.L’amore è un valore che porta sempre una grande speranza attraverso il mondo per l’umanità futura, soprattutto per la sua sicurezza. L’amore è un valore sicuro senza alcuna frontiera né religiosa, né razziale, né etnica o anche politica. Oggi ho molta speranza nell’amore.
Programma degli incontri
- Sabato 1 dicembre – ore 20 Pizzata di solidarietà per i progetti di Yolande in Rwanda presso la chiesa di Santa Maria Maggiore di Vicofaro. Domenica 2 dicembre – ore 11 Incontro con la comunità ecclesiale e con i bambini del catechismo di Bonelle-Ramini e di Vicofaro, durante la Santa Messa nella chiesa di S.ta Maria Maggiore di Vicofaro. Domenica 2 dicembre – ore 15,30 Conferimento del Premio Internazionale della Pace, della Cultura e della SolidarietàGiorgio La Pira presso la Cattedrale di San Zeno, Piazza Duomo. Lunedì 3 dicembre – ore 10 Incontro con gli alunni delle classi dell’Istituto comprensivo “Raffaello”.Lunedì 3 dicembre – ore 20 Pizza di solidarietà presso il Circolo ARCI di Ramini e incontro con la popolazione, i bambini della scuola attiva, con lapartecipazione dei loro insegnanti. Martedì 4 dicembre – ore 9 Incontro con gli studenti del Liceo Scientifico “Amedeo d’Aosta” aperto anche a studenti di altre scuole.
don Massimo Biancalani – comunità parrocchiali di Bonelle-Ramini
Mauro Matteucci – Centro di documentazione e di progetto don Lorenzo Milani di Pistoia